Letteratura YA

“La giovinezza gli appare come un inutile rogo di allegria e angoscia”.
A pag 237 del romanzo di Paola Predicatori questa frase mi fa fermare nella lettura per prendere la matita e scriverla sul taccuino. Non lo faccio spesso, ma mi capita. 
Mi capita se leggo Shakespeare, con certe battute di dialogo o con Amleto quando spiega come si sente quando sta male. Giovinezza, allegria e angoscia che bruciano insieme, l’immagine mi piace molto. Ripenso a Shakespeare in un piccolo passaggio quando Ascanio, insolito nome  per un romanzo contemporaneo per giovani adulti, che comincia con la A come Amleto, sottolinea che è passato poco tempo da un lutto e la madre già ha un nuovo compagno, anche se non ci sono banchetti, perché oggi si va a vivere sotto lo stesso tetto anche senza celebrare il matrimonio. La battuta di Shakespeare è micidiale, ricordate? Si banchetta con i resti del banchetto del funerale. Il lutto, e la sua elaborazione, è uno dei temi del romanzo ed è tenuto con maestria, tanto da suscitare commozione. Ascanio ha diciotto anni, famiglia classe media, studente. Intelligente, bravo in matematica, circondato dagli amici, carino, quindi senza problemi con le ragazze. Tutto normale, di quella normalità che fa dire “cesso” o ” ritardata”  a una nuova ragazza nuova della classe che non risponde al canone.
Accanto a questa gioventù ne scopriremo un’altra, oggi definita Neet, non coinvolta nello studio, senza lavoro e fuori da un percorso formativo. Ascanio è sospeso fra questi due mondi e non sapremo come finirà. Vogliamo metterci anche l’amore?
Anche qui non si può che essere sospesi. Facile trovare una ragazza con cui passare il tempo, con cui fare sesso, ma  scoprire e dominare le emozioni è un’altra cosa.
C’è Adele, anche lei che inizia con la A, e un’altra che se ne è andata a Londra.
Un altro filo da seguire è il viaggio, dalla gita domenicale alla scoperta di una grande città, ad un viaggio fra le città della nuova Europa. Intreccio di idiomi, di persone, gesti più di parole: la muta solidarietà di un tassista di notte, l’asciutto vocabolario di un caporale dell’edilizia, e le parole dei viaggiatori che si fermano nell’ostello presso il quale Ascanio lavorerà per qualche tempo. Non dico nulla di più. È troppo presto, ho finito da poco la lettura, volevo solo comunicare ai nostri affezionati lettori che siamo di fronte ad un romanzo per giovani adulti che tenta di fare letteratura, quel genere di scritto dove non si vede l’imbastitura, dove le cose non sono scontate, dove il lettore è chiamato sì a emozionarsi, ma anche a pensare. Leggo con piacere che il precedente romanzo dell’autrice è stato tradotto in diversi paesi. Me ne rallegro e per sapere qualcosa di lei rimando all’intervista di Agata Diakoviez.

Grazia Gotti