Mi ricordo che l’antologia della scuola media portava un brano di Alcide Cervi che raccontava i suoi sette figli. Era un brano asciutto, senza retorica, coinvolgente. Leggendo li vedevo tutti, assieme, a tavola, con le loro mogli e i figli, li vedevo uno accanto all’altro nella prigione e poi in fila, prima della fucilazione. Li ho rivisti attraverso le parole di Italo Calvino nell’omaggio ai martiri di Reggio Emilia pubblicato nel libro Avventure italiane. Paladini Briganti Soldati Partigiani, edito da Vallecchi nel 1961: “Le idee politiche non se le erano trovate già in testa nascendo, i sette Cervi; ci erano arrivati ragionando e discutendo e leggendo, a poco a poco. Ora la figlia maggiore di Antenore (la ragazza con i capelli rossi che quando i fascisti assediarono la casa aveva nove anni e adesso ne ha diciannove) mi mostra i libri che i Cervi leggevano: quelli che sono rimasti in casa, perché molti li hanno regalati alle biblioteche delle organizzazioni popolari […]. Ci sono parecchi trattati agricoli, i manuali di apicoltura che leggeva Ferdinando e di zootecnica che leggeva Ovidio Cervi, c’è una storia d’Italia in cinque grossi volumi – quella del Giudici, nelle popolari edizioni di Nerbini – la Divina Commedia, l’Eneide, Omero, La Madre di Gorki, la Storia contemporanea di Anatole France, e poi qualche numero della “Riforma sociale” diretta da Luigi Einaudi, e tutta una raccolta della rivista “Relazioni Internazionali” alla quale Gelindo era abbonato. Da questo insieme di titoli disparati, viene fuori l’immagine di una cultura sentita come cosa assolutamente concreta, che mira subito al classico e allo specializzato, e un bisogno di seguire le cose nei loro particolari, testimoniato da quell’abbonamento a una rivista di questioni diplomatiche. E nulla è caduto lì per caso, tutto ricercato in base a una necessità precisa, riconosciuto come utile…”.
E li ho ritrovati negli scritti di Luigi Einaudi che ricorda il 17 gennaio 1954, anno in cui ricevette, al Quirinale, il vecchio Alcide e si intrattenne con lui in un colloquio affettuoso: “Entrano nello studio del presidente della Repubblica il padre dei sette fratelli Cervi fucilati dieci anni fa dai nemici degli uomini, il magistrato Peretti Griva, già presidente della corte di appello di Torino, l’On. Boldrini, medaglia d’oro della Resistenza e Carlo Levi, scrittore e pittore, il quale reca l’originale del ritratto da lui dipinto dei sette fratelli. Il padre, che porta sul petto le medaglie dei sette figli morti per la patria, ricorda al Presidente di averlo già incontrato in Reggio Emilia. Il presidente aveva letto in un articolo di Italo Calvino, che tra i libri dei sette fratelli, si noverano alcuni fascicoli della rivista “La Riforma Sociale”, un tempo da lui diretta e poi soppressa dal regime fascista e dice al padre della sua commozione per poter così pensare con orgoglio ad un suo rapporto spirituale coi martiri. Il padre racconta: – Sì i miei figli leggevano molto, erano abbonati a riviste; e cercavano di imparare. Se leggevano qualcosa che pareva buono per la nostra terra, si sforzavano di fare come era scritto…”

Avrei voluto essere, il 28 aprile, al Teatro Metropolis di Bibbiano per vedere lo spettacolo Cuori di Terra. Memoria per i sette fratelli Cervi, realizzato dal Teatro dell’Orsa, ma impegni mi portano lontano dalla terra reggiana.
Invito tutti a guardare il calendario delle rappresentazioni sul loro sito e a mettere in agenda le date.
Silvana Sola