Le fiabe servono all’uomo

“Le fiabe servono alla matematica come la matematica serve alle fiabe. Servono alla poesia, alla musica, all’utopia, all’impegno politico: insomma all’uomo intero, e non solo al fantasticatore. Servono proprio perché, in apparenza, non servono a niente: come la poesia e la musica (…). Servono all’uomo completo. Se una società basata sul mito della produttività (e sulla realtà del prodotto) ha bisogno di uomini a metà – fedeli esecutori, diligenti riproduttori, docili strumenti senza volontà – vuol dire che è fatta male e bisogna cambiarla. Per cambiarla occorrono uomini creativi, che sappiano usare la loro immaginazione”.
Gianni Rodari, Grammatica della fantasia, Einaudi Ragazzi
Vorremmo aggiungere che le fiabe servono alla geografia, alla storia, all’antropologia…
e servono alla vita dell’uomo, in tutto il mondo.
In questo contesto si inserisce il libro Il principe Granchio e altre fiabe italiane di Italo Calvino, uscito per la prima volta nel 1974 presso Einaudi, oggi ridato alle stampe da Mondadori.
Il volume riporta una selezione fatta da Calvino stesso di alcune fiabe tratte dalla raccolta Fiabe Italiane, fiabe che secondo l’autore, risultavano più adatte alla lettura di un pubblico infantile.
Ne esce un universo di principi e di principesse, di rapimenti, di pozioni magiche, di draghi e di cavalli veloci come il fulmine, un universo fiabesco esaltato dalle bellissime illustrazioni di Emanale Luzzati.
Silvana Sola