Le avventure del professor Strizzaocchi

Buongiorno. Mi chiamo Elia Brambilla Strizzaocchi. Ho la pancia, un camice e sono un ammasso di cellule. Di minuscole cellule. Diecimila trilioni di minuscole cellule, per l’esattezza. Una bella cifra, no? E’ più o meno il numero di tazzine che vi servirebbero per svuotare tutto l’oceano Pacifico, se vi saltasse in mente di farlo.
Ma basta chiacchiere. Torniamo alle mie cellule: sono bellissime anche se voi non potete vederle perché sono troppo piccole. Ma io sì che posso. Perché appartengo alla famiglia degli Scienziati Strizzaocchi, una stirpe che nei secoli è riuscita a raggiungere un traguardo straordinario: vedere gli esseri più piccoli del mondo, le creature più minute e invisibili. Come le cellule, per l’appunto. E io ne ho una meravigliosa collezione, nel mio laboratorio le ho raccolte a bilioni, a trilioni, a quadrilioni. Praticamente mancano solo delle incantevoli cellule di muffa verde smeraldo. Ma un giorno d’inverno ho trovato anche quelle! Stavo per tuffarmici sopra quando è successo qualcosa di fastidioso. Estremamente fastidioso. In un angolo buio del laboratorio si è risvegliato X. Ecco com’é andata.



Questa la pagina di inizio del libro Lo strano caso della cellula X firmato da Lorenzo Monaco e Matteo Pompili, in catalogo per Editoriale Scienza.
Una storia che racconta l’incontro non proprio consueto, il dialogo e lo scambio, tra uno scienziato dai piccoli occhi capaci di vedere oltre il visibile e una cellula.
Al racconto si aggiungono parti scientifiche e indicazioni per realizzare un laboratorio, il tutto accompagnato dal lavoro visivo di Agnese Baruzzi che esce da una mera rappresentazione del testo offrendo al lettori possibilità di incursoni in figure dove si fondono immaginazione e scienza.
Matteo Pompili incontrerà gli studenti dell’Accademia Drosselmeier l’8 maggio prossimo in occasione del modulo dedicato alla divulgazione scientifica.

Silvana Sola