L’arte della scrittura (senza computer)

Sogno di aprire un quotidiano, un settimanale, di ascoltare una notizia tv, che informino il pubblico dei lettori dei grandi libri di grandi autori per ragazzi. I libri escono nel silenzio generale. Questo di Beatrice Solinas Donghi è uscito a gennaio e consigliamo di metterlo in valigia fra i primi. Siamo nella campagna ligure nel Settecento. Maria Francesca è un’educanda di quattordici anni che in convento ha imparato a leggere e a scrivere, poi a studiare la Storia Sacra e un po’ di latino e di storia romana, a lavorare d’ago e a pregare e cantare in cappella negli orari dovuti. Ora si trova fuori, orfana di madre, il padre non lo ha mai conosciuto, ad affrontare una nuova vita in un palazzo di campagna dove soffia il vento nuovo dei Lumi.
“Era la prima volta che Francesca sentiva nominare la natura con quel tono di rispetto. La Natura: come se l’avesse detto con la maiuscola. Le Madri invece parlavano della perversa natura umana, dei guai se la santa religione non avesse provveduto a tenerla a freno”. Francesca aveva vissuto in campagna da bambina, mandata a balia. “Siamo tirati su secondo un sistema artificiale, senza tener conto della natura, così che i sentimenti naturali ne rimangono mortificati”.
Il vento nuovo dei Lumi soffia contro la religione a favore della conoscenza scientifica e dei libri.
“C’è di buono che i libri in genere costano meno dei dipinti. Basta che una generazione su due ne compri poche decine perché alla fine gli eredi si trovino la biblioteca fornita. Io sono quell’essere fotunato, un erede che ama leggere”. Lo zio Carlo introdurrà Francesca, che nel corso del romanzo ha perso il nome di Maria, ai piaceri della biblioteca, dalla Gerusalemme liberata ad altri libri più nuovi. “Questi sono di scienze, che immagino tu non abbia frequentato in vita tua. Eh, già. Le teste fasciate non si sono mai interessate di scienze né di altre idee che non stiano nel libro di messa. C’è da pensare che se le fascino apposta perché le idee dei tempi nuovi non trovino uno spiraglio per penetrare nei loro cervelli”. Sistemate le Madri, c’è da dare ascolto alle Zie molto prese dagli abiti e dai passatempi. Francesca trova il tempo e il modo per correre dai contadini (in Liguria detti manenti) per stare con Menghina sua coetanea. L’amicizia è raccontata con acutezza di sguardo e sincerità. Le idee nuove giungono a palazzo anche al seguito della giovane istitutrice francese. La trama del romanzo si arrichisce del mistero delle favole pagane dipinte nella cupola. E’ l’ingresso di Eros in coppia con il magnetismo. Nella visione circolare della scrittrice l’Alto e il Basso si mescolano, la fiaba popolare tenuta in vita dalla nonna di Menghina, contafiabe del villaggio, tiene il suo posto d’onore nella storia della Cultura. L’enigma della cupola è un romanzo moderno e classico insieme, scritto in una lingua straordinaria che riesce a dar conto anche delle differenze. Il lavoro di ricerca è minuzioso, accurato, si cita il poeta dialettale genovese del Seicento Gian Giacomo Cavalli per mettere in scena le lucciole, si riportano filastrocche e indovinelli della tradizione. Ma la magia del racconto sta nella sua sorprendente freschezza, nella sua vitalità, nella capacità di andare rapido all’intelligenza del lettore. Un romanzo da leggere a voce alta in prima media, da insegnanti che abbiano a cuore il Pensiero, la Storia, la Lingua, la Letteratura.
Beatrice Solinas Donghi, nata nel 1923, ha scritto anche romanzi per adulti (vedi titoli in biblioteca e nel Meridiano dedicato ai racconti italiani curato da Enzo Siciliano). Non usa il computer. I suoi romanzi sono perfetti da subito, non necessitano di alcun intervento, come dice la sua editor Beatrice Masini.
Grazia Gotti