La scuola di Stella

Ho visto Stella di Sylvie Verheyde (Francia/2008) due volte, la prima con il doppiaggio italiano, la seconda in francese. E nel passaggio all’originale è emersa per me una leggerezza in più, come un respiro meno affannato e più vitale nella percezione del rapporto tra Stella e la sua scuola che attraversa la storia di questo film emozionante. Stella, figlia undicenne di una giovane coppia della banlieu degli anni Settanta, cresciuta tra gli avventori adulti del bar gestito dei suoi imparando le regole di carte, sesso e calcio, va in prima media in una scuola dell’elite parigina. La diversità di Stella, segnata visivamente anche dal suo modo di muoversi e di vestire e raccontata dalla voce off del suo pensiero lucido e sofferente di ‘spettatrice’, è fin da subito in evidenza rispetto alla perfezione composta delle compagne insieme più infantili e più false. Stella si sente fuori eppure è dentro. Non ha scelto di essere qui. Non capisce i professori. Non parla con i compagni. Sente che ne è derisa. Prova per loro un misto di disprezzo e di invidia. Questa scuola, che potrebbe portarla oltre o meglio altrove, all’inizio è piuttosto il luogo dove Stella sperimenta la sua eredità e la sua identità ‘altre’ e quindi l’attrazione e la repulsione che le suscitano le diverse eredità e identità intorno a lei.
Poi però, per gli stessi motivi, questa scuola diviene il luogo dell’incontro con l’altro e della possibilità dell’uscire da sé crescendo oltre le proprie origini. E’ qui che Stella scopre come la possibilità dell’ascolto sia per lei legata all’ammirazione e all’amore per chi parla. E’ qui che supera la paura di essere giudicata arrivando a stupire il professore di lettere con un’esposizione di una sensibilità e di un’inventiva tutte sue. Ed è qui che incontra Gladys, la compagna che sa diventarle amica forse perché diversa anche lei, straniera letteralmente in quanto figlia di uno psicanalista argentino emigrato a Parigi.
Con Gladys Stella scopre i libri e il potere della letteratura sulla scoperta di sé e delle proprie potenzialità oltre il già vissuto, ma soprattutto vive l’affetto per una ragazza della sua età eppure con un’altra ‘eredità’, diversa eppure ugualmente aperta al cambiamento e alla paura. A lei, nell’intensa scena finale in cui le due si addormentano mano nella mano dopo la notizia della promozione, Stella può dire senza vergogna di avere ancora «paura di tutto». Con lei, compagna di scuola, Stella può essere se stessa e, per questo, uscire da se stessa.
Federica Iacobelli