La natura, vista sotto un’altra ottica

Bisogna aguzzare la vista per non lasciarsi sfuggire sugli scaffali questo piccolo libro a tre colori, bianco, rosso e nero. Ma si prende un grosso granchio se, quasi inevitabilmente, si associa la parola “vulcano” della copertina ai disagi provocati dalla recente eruzione in Islanda o a certe immagini di disastrose esplosioni di lava.
Cómo construir un volcán è invece un’opera tutta messicana e per nulla catastrofica, creata a partire dai disegni del pittore e scultore Vicente Rojo, con la collaborazione di importanti nomi della poesia come José Emilio Pacheco, Coral Bracho, Alberto Blanco, Bárbara Jacobs e José-Miguel Ullán.

Le illustrazioni ci mostrano come si può costruire un vulcano con lettere e colori, con la loro semplicità astratta che riporta alla memoria le forme geometriche dei rilievi precolombiani. La raccolta di poesie ci racconta poi come i vari autori hanno cercato di decifrare il mistero della sua attività, interpretando in modi diversi le sue enigmatiche manifestazioni. “L’irruzione di un vulcano è una croce: è un’incognita nel paesaggio”, dice Pacheco, che lo raffigura come creatore della vita e presenza ancestrale nel mondo: “corpo nel tempo, pianeta di continenti e mari”. Blanco, invece, ci propone una bellissima immagine capovolta: “è più di un imbuto inverso.

Una equazione che sfida le leggi della gravità. Un orologio che palpita in anni luce”. Il potere della sintesi dei versi cattura il lettore, con la profondità che soltanto le parole più semplici possono raggiungere: “un vulcano espelle musica in materia bruciata”, spiega Bárbara Jacobs, “la poesia sale in ceneri di acqua rossa, in ossigeno blu”. La sua attività è dipinta con immagini sorridenti da Bracho: “danza ardente e quiete. Interno incendio il suo corso d’acqua spiritoso.
Apre e sveglia il vento il cuore del fuoco”. E Ullán lo trasforma perfino in un luogo di giochi: “Sul vulcano, giocano a biglie cecità e fiamma. Nello scontro, perde chi vince di più”.
Valentina Allodi