La letteratura per gli adolescenti

Ho letto molti romanzi per adolescenti nell’arco di trent’anni. Ne sto scrivendo per cercare di registrare cambiamenti, per capire qualcosa di questo nuovo genere. Come librerie specializzate abbiamo appena preso la decisione di includere la letteratura per adolescenti come nuova sezione del  premio ORBIL.
Nei trenta anni che abbiamo alle spalle, dalle prime collane specifiche, che purtroppo non hanno avuto una lunga vita, sono nate esperienze importanti, prima fra tutte il festival specializzato, Un mare di libri, promosso dalla libreria riminese Viale dei ciliegi, sostenuto dalla casa editrice Rizzoli.
Il festival coinvolge molti giovani e fa loro incontrare autori italiani e stranieri. 
C’è poi l’esperienza di Hamelin, l’associazione bolognese che oltre ad occuparsi di fumetto è particolarmente impegnata a diffondere la letteratura fra gli adolescenti.  
In ragione di questa vitalità, avevo allentato il mio impegno a leggere questi romanzi, come se l’impegno di altri mi esonerasse dall’essere sempre sul pezzo. Ho perduto molti buoni romanzi, a leggere le critiche, le presentazioni che si trovano sulle riviste specializzate. 
Da un po’ di tempo ho ricominciato e lo faccio allo scopo di richiamare alla memoria le mie letture di un tempo e di fare raffronti. 
Ieri ho letto il romanzo di Antonio Ferrara pubblicato da San Paolo, Zo’, nickname di Lucio, il giovane protagonista. L’idea non è male, tanti ingredienti sono mescolati insieme, e in cima a tutto 
l’eco di un nume tutelare, il grande scrittore americano Mark Twain. 
Ma non c’è solo la letteratura a fare da filo rosso al racconto, anche il cinema si infila nelle pagine.
Tante, forse troppe, sono le citazioni cinematografiche e a mio parere distraggono il lettore. 
Molti film sono patrimonio dell’immaginario di lettori della mia età e ho dubbi che siano suggerimenti tanto forti da indurre il giovane lettore a diventare cinefilo. Poi c’è il teatro, il suo linguaggio, e la musica. L’algebra è noiosa, ma per fortuna c’è l’amore a riparare al disagio, alla fatica di crescere. Poi c’è la Morte, evocata, raccontata, messa in scena. Una foto di un giovane che ha trovato la morte in  motorino fa scuotere il cuore, mentre l’apparire del suicida con la testa bianca fa venire in mente Un Lupo mannaro americano a Londra, del grandissimo, geniale John Landis.



Grazia Gotti