La “grande stampa” e i libri per ragazzi

Nicholas Kristof sul New York Times (on the net) del 4 luglio scrive che i ragazzi durante le vacanze perdono punti di Quoziente Intelligenza perché non si esercitano, quindi poiché la lettura consente loro la “tenuta”, l’editorialista suggerisce 13 libri (anche le serie), fra i suoi preferiti. Suggerisce inoltre una gradualità e consiglia di leggerli (ai figli) a voce alta (sul leggere a voce alta ai figli vedi l’articolo, Le inutili campagne per far leggere il Bel Paese, di Pietro Citati su “La Repubblica”, di oggi).
Isabella Bossi Fedrigotti, che firma una pagina del Corriere del 7 luglio, cita Kristof e sviluppa il suo pensiero. È preoccupata per i kids italiani che hanno più vacanze e molta play-station e tv. Al pari di Kristof si produce nella sua proposta di titoli precisando che quelli americani non sono molto noti da noi e quindi cita il maghetto planetario, Il Piccolo Lord Fauntleroy e Il principe e il povero.

Per gli amici di Zazie, che qui salutiamo, abbiamo controllato la lista americana e citiamo alcuni titoli, perché, a differenza di Isabella Bossi Fedrigotti, pensiamo che siano abbastanza noti e che, soprattutto, siano degnissimi di essere più conosciuti.
LA TELA DI CARLOTTA, libro importantissimo, un classico del Novecento, portato in Mondadori da Francesca Lazzarato e Margherita Forestan (pellicola recente, per filmografie per ragazzi, utili ai genitori che si impegnano per offrire antidoti al trash).
IL VENTO NEI SALICI: tutti i lettori “forti” italiani sanno che è stato tradotto da Fenoglio. Oltre quella einaudiana con disegni di Shepard E.H., lo stesso di Winnie the Pooh, esistono edizioni per ragazzi di straordinaria bellezza: quella illustrata da Giovanni Manna per C’era una volta e quella di Inga Moore, sia nella bella collana “Il tesoro” EL che in “ Storie e rime” in Einaudi ragazzi (Film di Terry Jones).
La serie di ALEX RIDER, l’agente segreto, “il James Bond del XXI secolo”, nelle parole dell’editorialista americano, è frutto della penna inglese di Horowitz, autore di culto dei giovani lettori. Era giunto da noi per Mondadori. Tre titoli, ora non più disponibili in libreria, perché?
Sorgono immediate le domande sul ruolo della “grande stampa” per un settore importante quale l’editoria.
Se Alex Rider fosse stato preso in esame da Citati per Repubblica, sarebbe entrato in classifica come l’amabile Zia Mame? (a mio avviso sì, ricordo l’effetto Dahl sulla pagina cultura di Repubblica a firma dell’anglista Guido Almansi).
Se un editor si impegna a leggere la miglior letteratura inglese, francese, americana, canadese… e azzarda, chi noterà il suo lavoro?
Il libraio che, di scatola in scatola, riceve il frutto del lavoro dell’editor, lo legge, lo dispone sugli scaffali e passa in rassegna quotidianamente la “grande stampa” è legittimato ad aspettarsi un pari impegno dai giornalisti? In attesa di risposte.
Staff Libreria Giannino Stoppani