La fine del cerchio

Venti di guerra soffiano nella nostra Europa e nel mondo, nonostante l’anniversario della Grande Guerra quest’anno e il Giorno della Memoria appena passato, ci rammentino quanto, qualsiasi forma di totalitarismo e qualsiasi conflitto armato, siano dolorosi, portatori di morte e disperazione. 
E’ soprattutto in momenti come questo che la lettura di alcuni libri, anche di generi narrativi diversi, ci aiutano a  riflettere e sembrano volerci mettere in guardia.
Beatrice Masini nel 2010 scrive lo splendido romanzo Bambini nel Bosco, affrontando un genere nuovo. Siamo infatti in un futuro non lontano, in un mondo parallelo a quello della Terra, divenuta inospitale a seguito dell’esplosione di una bomba, quel genere di bomba che mette fine a tutte le cose.
In questo luogo i bambini sopravvissuti vengono privati della loro breve memoria: non hanno più storie, non hanno più parole e quindi pensieri; sono ridotti, dagli adulti che li manovrano, a condizione di animali in branco.
Oggi con La fine del Cerchio, uscito per Fanucci Editore, l’autrice nella sua lingua poetica e intensa, ci conduce fuori dalla distopia e torna a delineare un mondo possibile. 
La Terra è sporca, è ferita ma può essere nuovamente abitata e la vita può ricominciare. A gruppi i bambini vengono portati in alcuni luoghi del pianeta accompagnati da un Anziano che li guiderà solo  per un breve periodo.
Sono bambini vuoti, privi di affetti e di pensieri ma sono svegli e voraci e devono essere nuovamente nutriti, non di cibo, ma di fiducia, di idee e di bellezza. 
Non a caso i luoghi prescelti per reinventare il futuro non sono metropoli rase al suolo o il cemento delle aree industriali ma il mare, la natura selvaggia del Continente Nero, antiche ville affrescate. La bellezza, sotto forma di arte, musica, pittura, scultura, letteratura, è una benedizione che riempie il vuoto e promuove ottimismo, coraggio, rinnovamento.
I bambini, imbevuti di tanta meraviglia, sono in grado, lentamente, di recuperare la loro dimensione sociale, non sono più branco, ma Persone che progettano, che insieme pensano e costruiscono, diventano famiglia.
C’é una riappropriazione della memoria e delle parole: mare, tempo, colori, sale, scuola, bicicletta, casa… e di antiche storie, Pollicino, Hansel e Gretel, Heidi.
“La loro debolezza, quello sguardo opaco dentro gli occhi, era solo mancanza di pensieri”.
I bambini bisogna lasciarli andare, come in quella poesia delle frecce e dei figli, sono loro la sola risorsa e speranza per un mondo più umano. I bambini vedono le cose in un altro modo. Non da più in basso ma da più in alto, da una prospettiva privilegiata. Quella che gli permette di accogliere gli altri nel proprio spazio, attraverso il gioco, la partecipazione, la capacità di risolvere i conflitti.
Sono i figli del mondo e dovremmo imparare ad osservarli meglio.
Elena Ariani
Master Accademia Drosselmeier