La banalità del bene di un eroe invisibile

Era il 1991 quando Enrico Deaglio dava alle stampe La banalità del bene
Una storia vera, appassionante, che racconta di quelli che aiutano fuori dai clamori dei media, una storia che Deaglio raccolse dalla voce di Giorgio Perlasca, commerciante padovano che nel 1944, in Ungheria, salvò, fingendosi un diplomatico spagnolo, cinquemilia ebrei da morte sicura.
La normalità della vita di Giorgio Perlasca, fascista della prima ora, diventa come un romanzo di avventura quando con genialità, intelligenza, inganno, perseveranza, riesce a intessere una rete in grado di aiutare un numero enorme di cittadini ungheresi destinati ai campi di sterminio.
Luca Cognolato e Silvia del Francia raccontano ai ragazzi la Budapest di questi anni, anni in cui la guerra porta fame, disperazione e morte in una città assediata.
L’eroe invisibile (davvero invisibile per molti anni, fino alla fine degli anni ’80, quando sarà dichiarato, dallo stato d’Israele, “Giusto tra le Nazioni”), romanzo in catalogo per Einaudi Ragazzi, entra nelle pieghe della storia (quella personale e quella con la S maiuscola) segue Perlasca per le strade, negli anfratti, nelle cantine.
Le parole lo descrivono mentre cerca di portare a termine un compito più grande di lui, lo vedono elaborare strategie, trovare alleati, muoversi tra l’Ambasciata Spagnola e i luoghi in cui si intreccia il geniale inganno.
Un romanzo che ci riporta alle storie messe in pagina da Lia Levi, storie che descrivono la normalità di quelli che aiutano, i resistenti spesso senza volto che hanno contribuito a modificare il corso della Storia.

Silvana Sola