Jutta Richter torna alla Fiaba

Non ho ancora visto il film di Garrone tratto dal Basile, ma ho letto molte cose di tono fiabesco, fra queste l’ultimo libro di Jutta Richter uscito per Salani.
Leggere le pagine di questa grande scrittrice tedesca è sempre un gran piacere ed è ancor più piacevole seguirla in questo aperto e sentito elogio del fiabesco. 
Le fiabe sono vere, diceva Italo Calvino, come vere sono le figure che si muovono in questo racconto. Un carbonaio che sogna di essere il terzo figlio di un mugnaio a cui le cose vanno bene, con tanto di happy end, di amore e ricchezza (ricchezza di vita, di sentimenti e anche di denari che aiutano). Sono aspirazioni di ogni essere umano, le fiabe lo sanno da tanto tempo (c’era una volta). Se da un lato c’è Robert il carbonaio, che si vergogna delle sue mani nere, dall’altra parte, nel bosco, c’è Karla, abilissima nel fare la maglia e confezionare calzini rossi, calzini magici con i quali i piedi si trovano a proprio agio. C’è una vecchia, come in ogni fiaba, e ci sono le storie, senza le quali non ci sarebbe né amore, né colore. Resterebbe solo una grigia città abitata da manichini, ci dice Jutta Richter. Una pagina molto bella è dedicata all’Amore: una persona si può innamorare in tre modi diversi. Andate a leggere la storia se siete curiosi sull’Amore.

Grazia Gotti