Joachim Masannek

I ragazzi tedeschi lettori di Joachim Masannek avranno sofferto moltissimo per la sconfitta della Germania. Un milione è più di piccoli lettori, affezzionati alla serie dedicata al calcio che l’autore tedesco ha cominciato a scrivere agli inizi del nuovo millennnio, avranno però di certo accettato la sconfitta sportivamente, come ha fatto l’allenatore della nazionale. Negli innumerevoli racconti che compongono la serie (portata in Italia da De Agostini con il titolo “La tribù del pallone”) e nei tanti film da essa tratti, Joachim presenta ai suoi lettori una gran varietà di temi ed aggancia il suo lettore con straordinaria abilità. La serialità non dà segni di stanchezza, ogni volta il tema è interessante e i personaggi, cesellati con cura, crescono di libro in libro.

Anche le femmine possono far parte della tribù, memorabile il numero tre dal tiolo Vanessa senza paura. L’autore, nato nel 1960, ha studiato letteratura tedesca e filosofia ed ha poi frequentato la Scuola Superiore di Cinema e Televisione. Scrive sceneggiature e allena la vera squadra raccontata nella serie, squadra di cui fanno parte i suoi figli Toni e Leo.
La serie, popolare non solo in Germania, è letta in oltre dieci lingue. In Italia è arrivata dopo qualche anno, subito dopo i mondiali del 2006. I primi volumi riportano la presentazione dell’allora Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive, Giovanna Melandri.

“Con questa iniziativa si offre ai giovanissimi appassionati l’immagine migliore del calcio, quella fondata su valori forti e imprescindibili come la lealtà, il rispetto degli avversari, la fiducia in se stessi, lo spirito di squadra. Raccontare sfide sportive e personali, belle amicizie, vittorie e sconfitte da vivere insieme diventa così un modo per descrivere quanto la cultura dello sport aiuta a diventare grandi. Non solo campioni nello sport, ma, soprattutto, campioni nella vita.”
Belle parole che sono poi scomparse perchè il governo cadde. La “squadra” non era compatta e la lealtà giocava in altri campi.
Grazia Gotti