In Alto, in soffitta e in cielo

Martedì 22 ottobre è ricominciato il corso di Antonio Faeti intitolato “Otto giorni in una soffitta”.  Grande folla, gli ultimi arrivati si sono dovuti sistemare nella sala adiacente e seguire la lezione dallo schermo. Il tema è Il piccolo Principe. Una lezione magnifica della durata di due ore esatte, nella bella e comoda location di San Giorgio in Poggiale. Volti noti e tanti giovani, fra essi illustratori, studenti, appassionati. Alle immagini, come sempre, è destinata l’ultima mezz’ora. Il volo disegnato, dipinto, fotografato, costituisce una sequenza mozzafiato. Appare un Michael Foreman, lo straordinario acquarellista inglese, davvero inaspettato. Non avevo mai avuto modo di vedere la sua versione de Il piccolo principe, un capolavoro pubblicato nel 1995.
La bibliografia preparata con cura presenta intrecci sorprendenti, aperture sull’immaginazione in campo aperto, scelte di brani da pelle d’oca, la notizia che Orson Wells avrebbe voluto farne un film. Le due ore volano e le persone restano lì, prese come da incantamento. Siamo tutti in piedi, intorno a lui. C’è Anna Forlati, la bravissima esordiente, autrice delle grandi tavole de Il libro di Maliq, pubblicato da Rizzoli. Il Prof. Faeti, davvero ammirato, le fa una domanda: – A cosa sta lavorando? La risposta ci fa sorridere: – Cose alimentari. C’è tanta consapevolezza e al tempo stesso umiltà in questa giovane artista. Faeti la guarda e sorride, felice che i grandi illustratori da lui mostrati possano illuminare la via dei giovani. L’atmosfera della serata era intensa, le persone prendevano appunti, la sacralità del luogo aiutava a salire, su in Alto, alla ricerca di un pianeta dove ricercare, studiare, produrre, sono verbi in transito.
Alcune domande di Faeti sono apertissime, riguardano la critica. Agata Diakoviez, seduta accanto a me, mi guarda come a dire: e quando posso leggere Pascal? Chi aveva letto per primo  Il piccolo principe da Gallimard? Uomini che sono poi andati su in cielo troppo presto: Saint Exupery aveva 44 anni, Camus 47, il giovane nipote di Gallimard, era, appunto, molto giovane.
Grazia Gotti