Il vizio di pensare e una biblioteca frutto del pensiero agito

Il parco che ho appena attraversato è intitolato a Peppino Impastato. 
E’ un parco nato per volontà popolare, dal desiderio e dall’azione di chi, dagli anni’70, ha avuto a cuore questo territorio. Cittadini in prima linea che hanno coltivato contenuti etici e li hanno offerti alla comunità.
La comunità è quella della Borgata Finocchio, area della periferia Est di Roma.
La collina, territorio della criminalità organizzata, è stata riconsegnata agli abitanti del quartiere dopo l’azione di sequestro dei beni alla tristemente famosa banda della Magliana. Oggi la collina ospita, nel   recupero di alcuni casolari, una bellissima biblioteca.
Un luogo dell’essere e del fare, gradevole nel lavoro di rimodellamento architettonico di un’area che è storia e memoria, e che ora è testimonianza del presente-futuro.
Sono andata a Borgata Finocchio per una formazione ancora in essere titolata Il Diritto di avere Diritto, il progetto messo a punto in un lavoro corale tra l’Istituto Comprensivo Via Casale del Finocchio e la Cooperativa Culturale Giannino Stoppani.
I fili li ha tenuti con garbo, passione e grande competenza, Monica Di Bernardo, insegnante che ha al suo attivo diversi interventi sull’importanza della legalità, del diritto, della partecipazione.
Ho incontrato molti insegnanti, dalla materna alla secondaria di primo grado, in una Scuola con un elevato numero di bambini e ragazzi iscritti, in una delle zone “più giovani” di Roma.
Con loro ho riannodato i fili di un percorso che, come Giannino Stoppani, avevamo messo in campo con una pubblicazione, datata 1999, titolata Alle porte della città.
Allora indagavamo su Rom, Sinti, Camminanti e sulla letteratura per ragazzi che li ha messi in pagina, allora erano gli “zingari” dei campi nelle periferie, quelli gasati nei campi di sterminio, i musicisti struggenti, i ramaioli, i cantori di un’idea di libertà che spesso confligge con altre regole
sociali, al centro del lavoro pedagogico educativo.
Oggi, assieme ai tanti partecipanti a questo nuovo progetto formativo, abbiamo parlato di figure educanti, di dignità, di aspirazioni, di diritto leso, di identità, di morte e di speranza, di diversità, di vita e di nuovi scenari. Lo abbiamo fatto usando le parole, la letteratura, la poesia, il ritmo della filastrocca, le immagini, le citazioni, i riferimenti giornalistici e quelli della rete.
Continueremo a farlo nelle prossime settimane.
E continueremo ad aggiungere, o ad attingere a titoli già presenti, a particolari sollecitazioni di lettura, nella biblioteca della legalità ideata da IBBY Italia, assieme al Comune di Isola del Piano, a Libera, ad Aib Marche, all’Associazione Nazionale Magistrati-sottosezione di Pesaro, al Forum del Libro, titolata Bill-Biblioteca della Legalità, pagine, parole e figure per crescere liberi.

Dall’elenco dei 202 titoli presenti in bibliografia suggerisco la rilettura di Più forti della mafia, di Pina Varriale, uscito nel 2013 per i tipi di Piemme: un libro che vuole sottolineare come l’onestà e il coraggio possono essere armi attuali e spendibili contro la violenza e la criminalità, ribadendo che alla forza dei singoli serve sempre la presenza di una comunità che ha a cuore i valori della democrazia.
I capitoli del libro sono in perfetta sintonia con i punti di un nuovo indice utile al proseguimento del progetto formativo in essere:
il vizio di pensare, ovvero la necessità di mantenere il vizio
l’immaginazione come risorsa
il coraggio che accompagna le azioni
la memoria contro la “distrazione”
la consapevolezza che, nella condivisione, c’è la forza utile al ribaltamento

Silvana Sola