Il pianeta di Standish

Selezionato per il più importante premio letterario inglese per ragazzi, il romanzo di Sally Gardner è, come si usa dire, una dystopian novel. Al contrario dell’utopian novel, dove nuove mondi, nuove strutture e regole sociali sono immaginate, nel dystopian novel la societá che vi si descrive è la più oppressiva, la più ingiusta, la più violenta, la più vuota di umanità che si possa immaginare.
In questa Madrepatria di ubbidienti agli Alfidi Verdi, si sta preparando ciò che renderà questo regime il primo nel mondo, il più forte. Il pianeta sta per assistere alla conquista della Luna.
Ritorna qui la teoria dell’invenzione cinematografica dell’allunaggio, raccontata con credibile efficacia.
Il piccolo protagonista, perduti i genitori, è rimasto con il nonno, una bella figura di non allineato.  A poco a poco nella storia si fa strada la possibilità di mettere in scena l’amicizia. Hector è l’amico con cui sognare, progettare un razzo per raggiungere un altro pianeta, un compagno con il quale immaginare un’altra possibilità, una vita libera a bordo di una Cadillac color cielo.
È un racconto strano, costruito con piccole scene, cento capitoletti brevi, a volte brevissimi, che spezzano il fluire classico del romanzo. Il succo, o nucleo che tiene l’attenzione del lettore è dato dall’incombente presenza della fine, e dalla claustrofobica condizione di esistenza. Come topi nelle gabbie, fatti secchi da una pistola se si osa uscirne.
Mi piacerebbe leggerlo con i ragazzi e discuterne con l’autrice, una signora simpatica e gentile incontrata a Torino, fuori Salone. Il suo editore italiano, Feltrinelli, l’aveva giustamente accompagnata a scoprire Eataly, il pianeta italiano del cibo, una utopia realizzata, di cui essere fieri.

Grazia Gotti