Il gran ritorno

Sabato 17 luglio si è aperta la nona edizione di Pralibro, straordinaria manifestazione sul libro, la lettura, il confronto, la discussione. Quest’anno la manifestazione è dedicata a Rodari, il Rodari fantastico, pedagogico, civile. Pralibro nasce dall’incontro tra Rocco Pinto, libraio colto, determinato, abituato al dialogo, anima importante della libreria Torre di Abele di Torino e la comunità Valdese di Prali. Prali è in Val Germanasca, nelle Alpi Occidentali, sede del Tempio Valdese e del Centro Internazionale Agape, luogo d’incontro tra teologia e bisogni sociali. Un piccolissimo paese immerso in una natura straordinaria, un piccolo paese lontano dalle importanti vie di comunicazione, fiero della propria storia, generoso verso i visitatori, accogliente e aperto. E io mi sono ritrovata, davvero felice per l’invito, a sedermi al tavolo, assieme a Carla Ida Salviati a raccontare Gianni Rodari attraverso una biografia sentimentale. Sedute nella sala di culto del Tempio Valdese, alle spalle l’indicazione dei salmi e le immagini degli illustratori italiani inseriti nella mostra Rodari FullColor.

Una biografia sentimentale che ci ha permesso salti, rimbalzi, ritorni, senza il rigore di una cronologia precisa. Carla Ida parla del Rodari conosciuto come formatore, del Rodari dimenticato perché “troppo classico”, quel Rodari che i libri di scuola non hanno mai contemplato. Cita le risposte che Rodari raccoglie ne Il libro dei perché, oggi in catalogo per Einaudi Ragazzi: “Il gioco dei perché è il più vecchio del mondo. Prima ancora di imparare a parlare, l’uomo doveva avere nella testa un gran punto interrogativo”. Un Rodari che non vuole la risata, ma il riso civile, che calibra parole, metrica, ritmo, un Rodari capace di parlare dei morti di Modena e dell’importanza del seme. Rodari che gioca con la morte con un Barone simile ai tanti di oggi, che incapaci di affrontare il decadimento fisico, sperano in magiche pratiche di immortalità. Il mio ricordare Rodari parte da un brano letto dalla mia maestra, nel 1968: un’anziana maestra conservatrice che ci offriva un Rodari rivoluzionario e leggeva pagine da Gip nel televisore, da rileggere oggi nell’edizione proposta dal gruppo El, Emme, Einaudi Ragazzi.

Silvana Sola