Il gatto del Vecchio Formaggio: al pub con Dickens

Sta per chiudersi l’anno che ha celebrato lo scrittore inglese Charles Dickens e facendo un provvisorio bilancio metto in ordine i frutti che posso ancora dispensare per  i prossimi giorni, quelli della campagna natalizia in libreria. Tante edizioni nuove de Il Canto di Natale, tascabili, illustrate (aspettiamo quella di Federico Maggioni ).
Ma c’é un’opera che a mio avviso celebra il grande autore con sapienza, amore e humour.
É una storia scritta a quattro mani ed é corredata dai disegni dell’americano Barry Moser.
La traduzione di Tommaso Galvani per Rizzoli é gradevolissima, per il ritmo e l’armonia, la lingua tenuta in un registro di ricchezza lessicale dal tono sobrio ed elegante.
La storia non posso raccontarla ma ve la consiglio vivamente se ammirate Dickens, se vi piacciono i giochi letterari, mai però fini a se stessi, ma capaci di suscitare emozioni profonde nel lettore. Il ragazzo che non conosce ancora Dickens potrà leggerlo ugualmente e appassionarsi alle vicende del piccolo Pip, un topolino che trova rifugio nella taschina della piccola Nell e degli altri protagonisti, compreso il grande scrittore, alla ricerca di un convincente incipit per un suo romanzo. Quell’incipit lo troverà e diventerà uno dei più famosi della letteratura mondiale. 
Noi lo abbiamo trascritto sotto i portici di Bologna, città che Dickens visitò e che gli suscitò un sentimento di ammirazione trovandola solenne e colta. Ora mi pare che abbia perduto l’aura.

Grazia Gotti