Il bambino che ero, l’adulto che sono

Bruno Tognolini è nato a Cagliari e la Sardegna torna nei suoi romanzi e nei suoi racconti. Una Sardegna reale o sognata, luoghi che hanno un nome, fisici, calpestabili e altri che diventano nebbia, persi nel groviglio dei ricordi. In Doppio blu, uscito per i tipi di Topipittori, Bruno dipana il groviglio, tiene stretto il filo delle memorie d’infanzia, le mette sulla carta assieme a pensieri, riflessioni profonde, a interrogativi che accompagnano l’esistenza.
E’ un Bruno bambino, all’alba, mentre la casa è ancora sotto l’effetto di Morfeo, quello che guarda la porta aperta dalla quale entra lentamente il giorno. Le arie e le luci, poi le bestie, i grandi, le parole, le strade, le botte, le storie, le stecche, le belle cose, le lotte: un indice che racconta una parte di vita. Una vita fatta di scoperte, di curiosità, di stupori, di dolori e di meraviglie. Storie di bambino che gurda in alto verso il mondo degli adulti, che legge, che si prova con l’esistenza, che fa I conti con le “surre” e con quello che la cronaca dell’oggi chiama bullismo, con la balbuzie, ma anche con tutte le “belle cose” che regalano gioia all’esistenza.
Un libro autobiografico in cui il passato è la forza del presente, in cui le domande rimangano aperte come aperta è la vita. E la lingua è quella alta di un poeta italiano fiero della propria sarditudine, che cita Seneca in latino.
Silvana Sola

Ci scusiamo per l’assenza del post di venerdì, ci è stato impossibile pubblicarlo a causa di un problema tecnico su blogger.
La redazione