I tavoli di Fabian Negrin

Nel blog americano Seven Impossible Things Before Breakfast, in coda alla presentazione, Julie Danielson ci fa entrare nello studio di ogni autore-illustratore, offrendoci così ulteriori informazioni, diciamo meta-libresche, che concorrono a fissare nella nostra memoria visiva altri dettagli e che arricchiscono la nostra conoscenza dell’artista. Se lo studio del nostro Morandi, che il pubblico visita con partecipazione, dà il senso della sua pittura, come sarà lo studio di Fabian Negrin? Mi sorge questa domanda sfogliando il nuovo album Les enfants sont-ils des saint? pubblicato da Editions Notari. Forse ha diversi tavoli, ciascuno dedicato ad uno stile, ad un aspetto della sua ricerca tecnica, come aveva il nostro Pascoli? Il poeta de Il fanciullino lavorava su tavoli diversi: uno per la poesia latina, un altro per poesia italiana.

E se questa sua abitudine era interpretata come metafora della sua ricchezza di interessi, per Negrin è lecito immaginare un loft, un open space, nel quale disegna, dipinge, fa esperimenti con i colori naturali, lavora al computer. Poi Fabian crea le sue storie e qui ha avuto un’idea bizzarra e divertente. Ha pensato ai nomi dei bambini, spesso mutuati dal calendario dei santi, ed ha composto una galleria di ritratti e situazioni che rimandano per analogia al santo, come il lupo a Francesco o il mantello a Martino, giocando con una Giorgia e un drago o con la chiave di Pierre.

Si sorride sfogliando questo album insolito e si aspetta una traduzione italiana che dovrà essere accurata, in rima lieve e sciolta, per non togliere la musicalità al testo.
Grazia Gotti