I miei genitori non hanno figli

Sto leggendo molti romanzi YA (Young Adult) e quando ho visto questo titolo di Marco Marsullo per Einaudi, mi sono incuriosita. In verità io leggo molto  per lavoro  e in particolare ciò che l’industria editoriale sforna per i ragazzi; non mi rimane molto tempo per la letteratura contemporanea per adulti. Quando me lo posso permettere preferisco leggere i classici o un saggio, una biografia o altri generi. Non ero in Italia il 25 ottobre quando il giovane scrittore napoletano è apparso in tv, nella trasmissione di Fabio Fazio e me ne dispiaccio perché  avrei potuto farmi un’idea anche sul suo modo di conversare, di porgere la parola, ora che conosco la sua scrittura. 
I miei genitori non hanno figli mi è piaciuto molto e se potessi andare nei licei,  quelli classici, scientifici, linguistici, pedagogici o musicali, così come nelle scuole tecniche e in quelle professionali, mi piacerebbe leggerlo con i ragazzi di quinta. L’autore afferma che fra le cose scritte questa è l’unica in parte autobiografica. Si sente, infatti, il sapore della vita vera, quella di un diciottenne al primo anno di Giurisprudenza alle prese con Diritto Romano. Bellissima la descrizione dello studio, anche di quello per il secondo esame, Diritto Privato. Sul piano della vita familiare il racconto muove da un grottesco stemperato nella  tenera accettazione di due genitori presi dalle loro beghe, una separazione quando lui è tredicenne, e una  conseguente frequentazione a montaggio alternato. Con la madre amica  la relazione è abbastanza fallimentare, con  il padre che ha preso un bel trenta (non ricordo se anche la lode) al primo esame, non va meglio. I dialoghi, le situazioni raccontate sono davvero molto credibili, almeno per me che come madre ho appena attraversato questa linea. Mio figlio ha 22 anni e anche lui ha lasciato l’Università,  come il protagonista e come l’autore e come tanti ragazzi, figli di laureati separati e anche no. Io non sono separata, sono una mamma che non ama cucinare, faccio altre cose, ma ci siamo sempre messi a tavola con cibi ben preparati dal babbo, grande chef, per tutta l’infanzia e l’adolescenza. Il padre del protagonista porta il figlio a caccia, il nostro fanciullo è stato portato a pesca, e mentre nel corso del tempo il padre ha preso le distanze dalla pesca, il figlio è diventato un pescatore assiduo. Marco Marsullo si è messo a scrivere, anche mentre aspettava di sostenere un esame: ha scritto cose buttate lì, dice nel romanzo, ma a 22 anni già pubblicava racconti e poi ha continuato con romanzi e articoli. Un ragazzo che sa dare voce, che ha una voce, che guarda il mondo e il mare aperto. Auguro anche a mio figlio di trovare il suo mare.

Grazia Gotti