I compiti, nemici dell’infanzia

Nei dieci anni di insegnamento nella scuola elementare non ho mai affidato compiti, ma ho lavorato con i bambini, senza perder tempo, in classe, o fuori dalla scuola, in biblioteca, al museo, nei prati, al cinema, a teatro. Penso che i compiti siano un’invenzione di chi ha rimosso l’infanzia e il suo ricordo  dalla propria esistenza. Io non li facevo i compiti ed è netto e vivo in me il peso per l’inadempienza, il sottile brivido della bugia inventata lì per lì. Sono venuti gli imbianchini e non sapevo dove mettermi, la nonna ha avuto bisogno del mio aiuto, mio fratello è stato male. Non sono mai arrivata all’invasione delle cavallette di Belushi nei Blues Brothers, i miei perché non avevano nulla di surreale, si fondavano su principi razionali, causa effetto, spazio tempo, erano le mie categorie per la giustificazione.
Davide Calì, al contrario, libera la sua fantasia, e costruisce una sequenza di perché molto divertenti: un aereo carico di scimmie atterrato in giardino, un robot impazzito che ha distrutto la casa, gli elfi hanno succhiato le matite, un’invasione di lucertole giganti nel quartiere, il funerale del gatto, la band del nonno faceva troppo rumore ed era impossibile concentrarsi, era finita la legna per il fuoco e si sono dovuti sacrificare i quaderni, abbiamo trovato il petrolio in giardino..
Tante e spassosissime sono le motivazioni addotte, rese davvero credibili dalle illustrazioni di Benjamin Chaud, autore francese già  noto per l’elefante Pomelo e le avventure di Orso.
Questo lavoro pubblicato da Rizzoli è stato originariamente edito dai californiani di Chronicle Books.
Grazia Gotti