I buchi neri e la letteratura per ragazzi contemporanea

Ho letto con partecipazione il nuovo romanzo di Silvia Vecchini. Sin dal suo esordio seguo il suo lavoro, sia di narrativa che di poesia. Amo il suo stile e la sua lingua pulita. 
L’ho letto in un angolo di Maremma pulita, clean, come certi paesaggi della Nuova Zelanda da cui sono appena tornata. Con il ricordo delle balene, dell’albatros e delle foche giocose nelle pozze di acqua dell’oceano, ho affrontato il quartiere di periferia, teatro di azione del romanzo, e la sua popolazione, stretta in appartamenti dove incastrare un letto per un ospite diventa motivo di “isteria” materna.
La mamma del protagonista, un tredicenne che ha mangiato troppe merendine e che ha i rotoli di ciccia, non se la passa bene. Il suo matrimonio è andato in fumo per quel paradigma contemporaneo che vede il maschio preso da una giovane ragazza, 20 sono gli anni di differenza. Il papà del protagonista è diventato padre per la seconda volta, ed è di nuovo alle prese con un pargolo da portare al mare nelle ore non troppo calde e al bazar dei giochi con monetina la sera. Non sono ancora entrata nel dramma vero, ma intanto ci sono i nonni, uno malato di Alzheimer e la nonna in ospedale in seguito ad una caduta. Gli amici?  Non ci sono e quando appaiono all’orizzonte sono pure messi sotto una cattiva luce. Ma non siamo al dramma, non ancora… vi arriviamo piano piano, dopo molte pagine di dettagliati raccordi per portare avanti la narrazione. 
Non svelerò il dramma. Il come va a finire deve restare prerogativa di conoscenza del lettore. 
Da tempo non discutevo di letteratura per ragazzi con lettori che non sono del mestiere.
L’ho fatto ieri, per tutto il viaggio dalla Maremma a Bologna, in compagnia di una persona che aveva letto il romanzo di Silvia Vecchini, per caso, senza sapere nulla di lei e senza conoscere la letteratura contemporanea per ragazzi. Ne è venuta fuori una proficua discussione. A partire dagli spunti della discussione, nei prossimi giorni prepareremo il nuovo programma dell’Accademia Drosselmeir. 
Stay Tuned! 

Grazia Gotti