Ho visto un Ranocchio

Qualcuno ha detto che i buoni libri sono come gli amici cari, il ritrovarli è sempre occasione di gioia e vedere riapparire tra gli scaffali il Ranocchio di Max Velthuijs è un’occasione di gioia.
Il protagonista delle molte avventure scritte e illustrate dal grande autore olandese, sono ritornate per volontà di Bohem Press. Per ora due titoli, Ranocchio è un… ranocchio e Ranocchio e lo Straniero, due storie semplici, profonde, che raccontano la gioia, l’incontro, la spensieratezza, ma anche la difficoltà a fare i conti con l’altro, la gelosia, il dubbio. Ranocchio è candido, solare, curioso: vorrebbe volare come un’anatra e si costruisce le ali come un nuovo Icaro, vorrebbe stare in compagnia di Ratto, ma gli altri affermano che i ratti sono bestie infide, da non avvicinare.

Il suo desiderio di esperienza, la sua sana curiosità lo portano a confrontarsi, comunque, con tutte le situazione, a superare le barriere del pregiudizio, a offrirsi per nuove avventure. Storie senza tempo, ma di straordinaria attualità, nate tra la fine degli anni ‘80 e il duemila, erano già presenti nel catalogo Mondadori nella collana preziosa, “Leggere le figure”, che annoverava tra gli autori David Mckee, Tony Ross, Rosemary Wells, Babette Cole, Posy Simmonds, Satoshi Kitamura e molti altri.
Oggi i libri di Ranocchio tornano alla veste originaria pensata in casa Andersen Press: un formato grande, un album 24,7 x 30, pronto per essere guardato, sfogliato, letto, perfetto per il catalogo Bohem.
Max Velthuijs è morto nel 2005: aveva ottantadue anni. I suoi primi lavori erano stati manifesti politici ed era approdato al mondo dei bambini solo negli anni ’60; quando, nel 2004, vinse il prestigioso premio Andersen, i suoi personaggi avevano già fatto, molte volte, il giro del mondo.
Silvana Sola