Giorgio Morandi, la Rocchetta Mattei, le bottiglie

Giorgio Morandi moriva il 18 giugno del 1964.
Con lui se ne andava uno dei più grandi artisti del Novecento.
A Bologna, nel cimitero della Certosa, lo ricorda il busto dell’amico Giacomo Manzù, al Mambo, dove è temporaneamente sistemato il patrimonio del museo a lui dedicato, sono le sue straordinarie opere a ridargli vita ogni giorno.
Alla Casa Bianca, nella sala da pranzo privata di Barack Obama, due oli dell’artista, prestito della National Gallery di Washington, testimoniano la grande attenzione del Presidente e dell’America per il lavoro di Giorgio Morandi.
Bologna, nel 1993, gli dedicò un museo, raccogliendo le sue opere dentro a Palazzo D’Accursio, museo lesionato dal terremoto del 2012, in attesa di ripristino.
Nell’occasione, continuando il lavoro sull’arte per ragazzi iniziato con la pubblicazione di Linnea nel giardino di Monet, mettemmo in cantiere un libro dedicato alla vita e alle opere di Giorgio Morandi, Antonia e le bottiglie di Morandi.

Un libro firmato da Antonio Faeti per i testi e da Grazia Nidasio per le illustrazioni.
Una storia che ha come protagonista Antonia, ragazzina dodicenne, che tra le pagine scoprirà che il Morandi di cui parla la professoressa Sbardulli non è il Gianni nazionale, il cantante evergreen che da cinquant’anni è interprete della scena musicale, ma Giorgio il grande incisore, il maestro della natura morta, l’artista delle bottiglie.
Un libro nel quale si incontrano la qualità della scrittura con il lavoro attento di una delle più importanti fumettiste italiane, la ricerca storico-artistica con le straordinarie foto firmate da Luigi Ghirri.
Linguaggi diversi  che concorrono a realizzare un’opera corale, una speciale guida al lavoro del “maestro” che incrocia la Storia dell’Arte con i portici di Bologna, la biografia con il cinema, la città con la collina.
“ Ci vuole una straordinaria concentrazione per ottenere risultati di questo tipo, e Morandi, per tutta la vita, desiderò solo dipingere e non si concesse distrazioni, si sentiva un autentico discendente degli antichi monaci pittori italiani. De resto ammirava i quadri di Vitale da Bologna e la Pittura di Giotto…”
Silvana Sola



Per la foto della seconda immagine: Luigi Ghirri, via Fondazza, Atelier Morandi, Contrejour Palomar