Geppetto era un tortellino ma anche….

“Ti riconobbi anch’io – disse Geppetto – e sarei volentieri tornato alla spiaggia: ma come fare? Il mare era grosso e un cavallone m’arrovesciò la barchetta. Allora un orribile Pesce-cane che era lì vicino, appena che m’ebbe visto nell’acqua corse subito verso di me, e tirata fuori la lingua, mi prese pari pari, e m’inghiottì come un tortellino di Bologna.”

Pinocchio e Geppetto sono universalmente noti e ce li immaginiamo che parlano tra di loro dopo essersi appena ritrovati, prigionieri, dentro alla pancia di un enorme mostro marino, al solo lume di una fioca candela che sta per esaurire la propria linfa vitale e viene naturale compatirli un po’ per il loro destino sventurato, ma al contempo viene l’ acquolina in bocca pensando a quel succulento e buonissimo tortellino di Bologna. Al ragù, alla panna o in brodo poche cose sono italiane come la pasta all’uovo ripiena e nessun lettore dell’italica penisola ha alcun dubbio riguardo all’oggetto di piacere culinario in cui si trasforma il falegname agli occhi del pesce-cane. “Le avventure di Pinocchio” è di fatto uno dei libri più tradotti al Mondo e mi sorge spontaneo chiedermi come venga reso un prodotto così particolare e specifico in lingue e tradizioni lontane da quella dell’autore. Cosa ne sa un bambino francese di un tortellino? Un maestro inglese come spiega ai propri alunni cosa mangia quello squalo? Un ragazzino spagnolo conosce la pasta ripiena? 
E’ quantomeno curioso scoprire come si trasformi il nostro tortellino e, di conseguenza, il nostro Geppetto nei vari riadattamenti nazionali.
Gli inglesi, sono senza dubbio i più golosi di tutti: il loro and swallow me as easily as if I had been a chocolate peppermint ci porta alla mente prima e alle papille gustative poi (che si sa, lavorano a pieno ritmo anche se non si ha nulla da sgranocchiare in bocca), un fresco sapore di cioccolato alla menta e ci figuriamo un bel pezzo di questa squisita leccornia galleggiare in mezzo al mare finché un pesce-cane affamato non la ingoia tutta d’un pezzo. 
Sempre spinti dalla gola sono i francesi, che evocano una tartelette bolonaise che nessun bolognese conosce, ma che di certo è piena di marmellata o crema adagiate e racchiuse in una deliziosa pasta al burro sulla quale galleggia verso la voragine che è bocca del pesce-cane. Decisamente anche questa soluzione solletica il palato e fa venire voglia di tramutarsi in squalo per poter addentare quel dolce falegname di Geppetto. 
In Bulgaria si immaginano senza dubbio un ometto che viene ingurgitato da una bestia destatasi dopo il riposo notturno, dato che il tortellino diventa la loro banichka, una pasta sfoglia ripiena di carne o formaggio che sono soliti consumare al mattino, durante la colazione appunto. Molto simili sono i paszteciki polacchi, scelti dal traduttore perché anche questi sono dei rotoli di pasta ripiena,  tradizionali tanto quanto il nostro tortellino. Permane il concetto italiano da cui siamo partiti e se nell’aspetto nessuno dei due assomiglia all’originale del testo collodiano, rimangono piuttosto fedeli nella forma e nel contenuto (anche se molti italiani sobbalzerebbero sulle sedie alla sola idea di un tortellino ripieno di funghi e crauti, soprattutto servito al mattino!).
Ancorati alla tradizione italiana sono i bosniaci, che trasformano il tortellino in tagliatelle bolognesi (bolonjske rezance), pensando probabilmente che il ripieno sia un po’ superfluo e che al vorace squalo basti la non leggera pasta all’uovo per essere sazio. Di certo costoro non hanno mai gustato un bel piatto di tortellini che, senza nulla togliere alle tagliatelle, hanno quel quid in più che è imprescindibile per conferire alla pietanza quella connotazione di squisito prodotto emiliano. 
Originali sono senza dubbio i rumeni che alla maniera Disney trasformano il pesce-cane in balena, e fanno di Geppetto una dura noce. L’idea di base di ripieno c’è se si immagina il frutto come uno scrigno che nasconde il gheriglio succulento, ma in un confronto diretto la semplice noce non regge di fronte a tutte le leccornie di cui abbiamo parlato fino ad ora.
La tradizione scandinava ha una storia che vale la pena raccontare: immaginiamo i primi traduttori non così consapevoli della lingua italiana da poter definire chiaramente il nostro tortellino, ma avendo comunque in mente che si tratti di una prelibatezza capace di stuzzicare l’appetito dei più decidono di trasformarlo in un tortino bolognese, indecisi al punto da non dare una connotazione di dolce o salato al termine usato. Spinti però dal profumo dei prodotti italiani che iniziano ad apparire anche sulle loro tavole, decretano che il tortellino meriti di venire trasformato quantomeno in un prodotto culinario piacevole: i norvegesi ne fanno una zolletta di zucchero e gli svedesi una bella fetta di torta. Il pesce-cane sarà stato contento, non ne dubito! Via via che i rapporti con l’Italia si fanno più intensi e la tradizione culinaria del Bel Paese si va a inserire nell’immaginario del quotidiano nei paesi scandinavi, il falegname diviene una maccherone galleggiante in mezzo al mare che si fa zuppa. La pancia dello squalo si riempe sempre più e siamo sempre più vicini a Collodi. I traduttori contemporanei e i loro paesi d’origine sono così consapevoli della cucina italiana, facile immaginare che ne siano golosissimi, da non cercare più un’alternativa e il tortellino torna essere tale e quale, un succulento boccone di pasta ripiena, con grande soddisfazione del pesce-cane, anche in Svezia o in Norvegia.
In Germania il nostro Geppetto diventa un appetitoso appetithäppchen, un antipasto, uno stuzzichino, e ci immaginiamo lo squalo che si gusta il nostro sventurato come fosse finger food.
Per terminare con la traduzione che cerca nei ricettari la propria epifania, in Cina rivisitano il nostro ombelico di venere con un bel raviolo al vapore che, come la banichka bulgara, ben si sposa con l’originale.
Un po’ più noiosi sono gli spagnoli, i russi e gli olandesi, che tradiscono l’idea collodiana di Geppetto come pasto facendolo diventare una pillola. Fa quasi pena quel pesce-cane in mezzo al mare che ingoia il primo malcapitato che si trova davanti, pensando forse si tratti di un rimedio  miracoloso contro la sciatica che lo affligge. Visivamente più povera come fantasia, sicuramente meno golosa! Nessuno di noi avrebbe dubbi se dovesse scegliere tra mangiare un tortellino o una pillola, eppure la soluzione della medicina pare convincere più traduttori, dimentichi forse quanto succulenta sia la trovata di Collodi.

Ambra Farina – allieva Accademia Drosselmeier 2015/2016