Fondazione Ponchiroli

Sono stata invitata a Viadana dalla Fondazione Ponchiroli per parlare del lavoro di Daniele Ponchiroli per la collana Einaudi Ragazzi e di Le avventure di Barzamino, grazie al post del 15 ottobre scorso.
Mi sono ritrovata in un luogo molto bello, il MUVI, un centro culturale composto di biblioteca, galleria, sala conferenze. A presiedere la Fondazione è stata di recente chiamata Cristina Ferrari, pianista, direttrice artistica dei Teatri Civici di Piacenza. E’ stato molto emozionante ritrovarmi con la Signora Ponchiroli, con il figlio e con persone che lo hanno conosciuto. Abbiamo riletto insieme  alcuni passaggi di Barzamino e ci siamo interrogati sul presente. Meditare è un verbo di Ponchiroli che faccio mio ed invito i lettori a  leggere quest’opera e a cimentarsi con il gioco finale che l’autore ci suggerisce. Dalle  profonde meditazioni scaturite nello spremere il racconto si  ricavano delle regole per vivere. Ponchiroli ne indica sei ed invita il lettore a trovarne altrettante e a scriverle sullo spazio apposito che ha lasciato in appendice al racconto. Le sei regole sintetizzate:

1 andarci piano col vino
2 tutto il mondo è paese
3 non fidarsi della gente che parla difficile che non si capisce un’acca di quel che ti dice.
4 stare bene attenti a quelli che portano la palandrana, possono nascondere la coda perché invece di uomini sono scimmioni
5 non si può stare a lungo nell’isola deserta di Barzaneta

6 contenti di essere arrivati a casa. Il difetto sta nel manico (questo è il punto politico e per capirlo bisogna leggere il romanzo, che consiglio vivamente perchè utile per capire in questi tempi chi ha “ il cortello dalla parte del manico” (cortello è dell’autore).
Ponchiroli, nato nel 1924, è stato ricordato nel bel libro di Ernesto Ferrero dedicato alla casa editrice Einaudi, appare nella dedica in  Se una notte d’inverno un viaggiatore, di Italo Calvino, uscito nel 1979, che contiene il personaggio del Dott. Cavagna.
Ho letto Barzamino cercando delle ascendenze. A cominciare dal comico, sento l’eco di Rabelais e di Croce, il nostro Giulio Cesare Croce, quello di Bertoldo.
Ho poi classificato i giochi linguistici, molto più efficaci di quelli blandi di certa letteratura contemporanea. Se si usa l’aggettivo civile per definire il riso di  Gianni Rodari, di che genere è quello di Barzamino? Se dovessimo trovare tante denominazioni per il riso letterario come facciamo per i chicchi (carnaroli, vialone nano, basmati, venere, ciascuno con una propria forma e colore) quali per Pinocchio, Gian Burrasca? Barzamino è loro compagno? A mio avviso degnissimo compagno.
Nel 1976 la pensava così:
“Cerchiamo che fin dall’infanzia i giovani di domani non siano come quelli del 68, in rottura con tutto e con tutti, ma in realtà in rottura con se stessi, senza alcun retroterra su cui poggiare i piedi per spiccare un concreto salto in avanti. Era mancanza di cultura e di fantasia, e i veri rivoluzionari- lo sappiamo – non sono privi né dell’una né dell’altra”.
Gli incontri della Fondazione Ponchiroli proseguono e sono dedicati a Pellegrino Artusi, Federico Fellini, e a Verdi & Shakespeare. (questo ultimo è a cura di Quirino Principe).

Grazia Gotti

In foto Cristina Ferrari