Finlandia. Cool

L’eleganza minimal finlandese esibita a Francoforte mi è piaciuta. Il luogo era confortevole, ho parecchie foto, brutte perché sono per uso documentaristico personale. Le ho mostrate a Beppe Chia, mentre passava in rassegna tronchi levigati dal mare raccolti in Maremma. Pensavo di fargli cosa gradita, ma nel salutarmi frettolosamente mentre usciva dal mio giardino per andare a camminare, mi ha detto che non è il minimal a interessarlo. Gli ho chiesto se stava guardando il Barocco e mi ha risposto che cerca contenuti. Sono rientrata in casa e mi sono messa sul catalogo dedicato alla illustrazione finlandese. Lo sfoglio insieme a te, appassionato lettore, e scusa se le foto sono un po’ così, diciamo prive di una pulita inquadratura. Mi tornano in mente le parole di Beppe, giù al cancello: mi interessa il non finito. A me non interessa il perfettamente inquadrato, il messo in cornice, quindi le foto sono volutamente sbilenche.
Sono stata per un bel po’ a leggere, fuori c’era il sole, mio figlio nel bosco, spero a funghi, Guido e Beppe a camminare chissà dove, e io qui, al lavoro.
Nove artisti, nove biografie, testi critici, tradotti in inglese in fondo al catalogo. 

Questo progetto di mostra è partito un po’ di tempo fa, ha fra i co-produttori Pro – Artibus e tanti altri partners, poiché BY sarà ospitata in tante città d’Europa.
Leggo i saggi critici…mi muovo per casa presa dall’inquietudine.
Penso al titolo d’apertura: Che cocktail divertente!
Ecco, sembra di essere stati ad un Evento della Modernità. In attesa di un frizzantino.
Le parole di Chia risuonano nella mia mente. A sfogliarlo trovo che alcune pagine grafiche siano inutili, una ricchezza per la ricchezza. Prima di entrare nel libro, cioè prima di bere il frizzantino, bisogna avere pazienza. Poi, finalmente, le illustrazioni (che non vi mostro perché dai nomi in quarta, potete, con calma, andare a conoscere gli illustratori finnici).
Come potete capire, la mostra ha un prolungamento 3D ( non mi viene altra definizione) che lì per lì mi aveva sorpreso e impressionato, data la povertà delle mostre di illustrazione a cui siamo oramai assuefatti. 

Ma a ripensarla, col senno di poi, alla luce dei tanti collaboratori, degli interventi critici, del catalogone, anche nell’Europa del Nord non mi pare tiri un’aria di approfondimento, di ricerca, di critica. Prima di partire, in Accademia, Elena Rambaldi aveva fatto una ricerca accurata. È triste prendere atto che l’illustratrice che più ci aveva colpito non è fra quelle della mostra.
Gli interventi critici, ciascuno su carta di diverso colore, hanno un comune denominatore, l’assenza di bibliografia. Mi sento davvero un pesce fuor d’acqua a questo party, io che prima di cominciare un saggio, guardo la bibliografia!  Se potessimo dire che le bibliografie sono un genere, allora io preferisco quelle autentiche, magari di qualche titolo, non quelle lunghe, lunghe,
lunghe, di certi Accademici.
Grazia Gotti