Ieri, tornando a casa dal Festival Letteratura di Mantova, pensavo alla quantità e qualità di
appuntamenti che da ora e per tutto l’autunno animano il Paese.
Per chi si occupa di libri e bambini, e
più in generale di cultura dell’infanzia, le occasioni sono davvero
tante. Il programma promosso dalla libreria Il Castello di Carta e curato dalle ragazze di Vignola, Milena Minelli e Sara Tarabusi, entrambe allieve dell’Accademia Drosselmeier, mi procura una quieta e pur intensa felicità, quel
tipo di felicità che non si contenta di un semplice “Mi piace”, ma che
necessita di prolungamenti sia di azione che di pensiero. Lo scorro,
appuntamento per appuntamento, e vedo delinearsi un orizzonte vasto,
costellato di tanti elementi che vanno in diverse direzioni. E’ un
programma che palesa una matura indipendenza di pensiero, una volontà
di confronto, un’apertura che non sempre riscontro. Anche i programmi
dei festival sono dei “testi” e come tali si dovrebbero
interpretare. Per me non è solo la quantità di eventi, che certo
sono importanti e danno il senso della capacità di lavoro, della
forte spinta all’impegno, che qualifica un festival, ma la sua
nascosta intelaiatura. Se poi si considera che non ci troviamo di
fronte ad una organizzazione ma a libraie il cui impegno primo è
mandare avanti una libreria, ecco che il disegno di questo festival,
almeno ai miei occhi, si colora di molti significati. Ci sono tanti
incontri che mi interessano e cercherò, in accordo con la mia agenda
di lavoro, (la nostra settimana dedicata all’arte) di seguirne il
più possibile. La personale felicità consiste nell’essere stata
invitata a presentare un mio lavoro, ma la più piena felicità e
quella di poter andare da loro per continuare ad imparare. Non c’è
maggiore soddisfazione per un pedagogista o pedagogo del confronto
con gli allievi.
Grazia Gotti