Federica e Carla

Lo scorso 25 giugno, Matteo Marchesini ha presentato il romanzo di Federica Iacobelli, Storia di Carla, pubblicato nella collana “I chiodi”, da lui diretta per Pendragon. Eravamo alla libreria Ambasciatori, o, meglio, all’aperto, nello spazio dedicato alle chiacchiere sui libri. Matteo parla con esattezza, eleganza, gentilezza… se ti va, leggi un brano.
Ritengo Matteo Marchesini, poeta, scrittore e critico, una delle figure culturali più importanti dei nostri giorni. Lo possiamo leggere sul domenicale de Il sole 24 ore o su Il foglio. Ha scritto su tanti autori italiani novecenteschi, con spirito libero da vincoli di scuola o ideologici.
Sentirlo parlare del romanzo di Federica Iacobelli, apostrofandolo come il più bello sulla generazione dei 30-40 fa una certa impressione. Non è un romanzo che guarda una generazione, è una voce di questa generazione che si inserisce nella tradizione letteraria. Il Novecento è il secolo che Federica si lascia alle spalle, avendone succhiato il latte tematico e stilistico. Grande lettrice, dotata di una felice andatura e di una lingua pulitissima, mette in scena una giovane donna d’oggi che con fatica prova a dare forma alla propria vita. La vita non si può controllare, dice con voce sicura Federica. A me viene da dire che quelli la cui vita è fortemente controllata sono come un po’ già morti, mentre quelli che osservano, ascoltano e cercano, hanno cose da dire, anche sul dolore, sulla fatica, sul desiderio che un uomo ti prenda per la vita e ti abbracci invece di stare lì a parlare. Carla, Donna contemporanea, è una donna liquida, va e viene, da una città ad un altra, dall’Italia alla Francia. Teatrante, scrittrice, animatrice, a Parigi accetta un lavoro che la vede lettrice di romanzi italiani per una anziana signora che trascorre in casa la sua vita, impossibilitata dalla poliomielite a scendere al parco per una passeggiata. Romanzi italiani dunque, a partire da Caro Michele di Natalia Ginzburg. Qui mi fermo per non togliere al lettore il piacere della lettura. Alle lettrici del romanzo porgo l’invito a farsi vive; ci piacerebbe una  serata a chiacchierare di Carla e di scrittura. Federica Iacobelli ha lanciato un progetto che in Accademia Drosselmeier abbiamo subito accolto con entusiasmo: Vite, un percorso tra letture, scritture e visioni, ma anche un laboratorio, uno spazio di confronto e scambio di materiali, voci e narrazioni.
Da ottobre 2015 a febbraio 2016, un weekend al mese. 

Grazia Gotti