Famiglie, una raccolta che urla resistenza e speranza

C’è Riya dal Bangladesh che, se sapesse modellare la creta, farebbe sua sorella Mukta che tiene in braccio lei e i suoi quattro fratelli e li protegge con un ombrello perché la pioggia non li bagni. E Maryam dall’Iran che non si è mai sposata perché rimasta segnata dai matrimoni imposti prima a sua madre e poi a sua sorella. E poi Osman dalla Somalia che è cresciuto tra le bombe e ora si spaventa anche se scoppia un palloncino.
Provate a chiudere gli occhi e a scattare una fotografia della vostra famiglia. Poi passate in rassegna i volti, quelli che hanno segnato la vostra formazione. Forse sono i volti di coloro che più avete amato, forse quelli delle persone che più vi hanno fatto soffrire. Da quei volti scaturirà un racconto. Il vostro. In qualche modo lo sentirete come unico, ma allo stesso tempo universale.
Immaginate ora che facciano la stessa cosa altre donne e altri uomini provenienti da diciotto diversi paesi del mondo: l’Italia, il Perù, l’Afghanistan, il Marocco, il Mali, l’Etiopia, l’Iran, la Somalia, l’Albania, l’Ucraina, la Moldavia, il Niger e altri ancora.
È nato così Famiglie, il prezioso libro corale che Else Edizioni e Orecchio Acerbo hanno realizzato raccogliendo le stupefacenti storie narrate a voce alta all’interno di due scuole di italiano e di un laboratorio serigrafico da cittadini provenienti da diversi angoli del mondo e che, incontrandosi, da anni tentano di andare oltre gli stereotipi e le categorie che, solitamente, etichettano chi arriva nel nostro paese da un qualsiasi altrove.
Storie a cui, quasi fosse una strega indovina, l’illustratrice Mirjana Farkas svizzera-balcanica-catalana (è lei a definirsi così) è riuscita a dare il giusto volto, tanto che alcuni dei protagonisti senza essere mai stati visti prima si sono ritrovati somiglianti nella propria rappresentazione che ha preso forma sulle pagine. Ed è proprio l’aspetto delle pagine che rende questo libro, diffuso per ora solo in quattrocento copie, un piccolo tesoro. Le illustrazioni che accompagnano ogni storia sono, infatti, stampate in serigrafia, una tecnica leggera ma costosa e che l’editore ama definire sociale in quanto realizzata esclusivamente a mano, dalla cucitura fino alla rilegatura.
Famiglie, però, non è e non vuole essere un’indagine sociale o un’inchiesta antropologica né tanto meno un trattato interculturale da cui trarre un insegnamento sulle diverse culture. Famiglie è semplicemente una fotografia di quello che erano le madri e i padri, le sorelle e i fratelli, le figlie e i figli prima di arrivare qui e diventare, ai nostri occhi e nel nostro frettoloso linguaggio, clandestini, profughi o, nella migliore delle ipotesi, migranti o stranieri. 
Ciò che erano (e sono) le famiglie prima del viaggio, prima della frontiera, prima della nostra diffidenza.
E cioè, come in ogni luogo del mondo, non solo un caldo “rifugio in un mondo senza cuore” ma anche luoghi di costrizioni, violenze e frustrazioni. Dove però si resiste grazie o nonostante il Vietnam, la decolonizzazione africana, la rivoluzione khomeinista, la guerra dei Balcani o del Medioriente, la rivolta della Libia di Gheddafi o i regimi comunisti dell’Est Europa.
In un momento in cui persino zone del più civile e insospettabile Occidente si permettono di ostacolarne le forme meno tradizionali pur dimostrandosi incapaci di accogliere quelle in viaggio per una vita migliore, Famiglie è una boccata d’ossigeno, un segno di speranza, un pugno nello stomaco a chi preferisce farsi portavoce di pregiudizi e ignoranza e soprattutto un manifesto per ricordarci quel sentimento spesso dimenticato che è l’empatia, quel noi che sottende ogni storia seppur intima e privata.
Un libro pensato per i ragazzi dalle scuole medie in poi, ma che forse dovrebbero leggere tutti, innanzitutto i genitori affinché non si scoprano impreparati di fronte alla sorprendente mancanza di steccati nelle menti curiose dei propri figli in età prescolare e siano in grado di evitare di essere proprio loro i veicoli di sentimenti quali il razzismo e la paura.
Non a caso, oltre alla presentazione di rito alla Bologna Children’s Book Fair, Else Edizioni ha pensato bene di presentare questo testo a più voci anche al Borgo22, un luogo dove da mesi si riuniscono le cosiddette seconde e terze generazioni di giovani di origine straniera residenti sotto le Due Torri. Nuovi cittadini, o in attesa di diventarlo, che forse avrebbero bisogno di un megafono per raccontarsi e, soprattutto, darci la possibilità di specchiarci nei loro occhi.
Alessandra Testa, corso “Redattore di prodotti editoriali”