Essere librai ed editori

Essere librai indipendenti, cioè proprietari delle proprie librerie, comporta molti rischi, richiede molto impegno ed impone una linea di condotta. Qui ci siamo noi e lì il mercato e dal mercato noi “assorbiamo”, per usare un termine da tabulati di vendita, quello che scegliamo di ospitare sui nostri scaffali e che consigliamo al nostro pubblico. Siamo qui per vendere, non vi è dubbio, ma a vendere libri che condividiamo, che ci stimolano, che, a nostro giudizio, hanno quelle caratteristiche che la nostra formazione ci induce a considerare. Sarebbe interessante un aperto confronto sui diversi criteri di giudizio: a volte, anche fra di noi, i giudizi possono essere diversi. Io amo un libro e Silvana non tanto, così come Giampaola non stravede con lo stesso ardore con il quale Serena, Paolo o Alessandro, librai senior e junior della libreria Giannino Stoppani, si prendono a cuore un titolo. Anche nell’alimentare questo blog quotidiano siamo libere da obblighi, e scegliamo ciò di cui parlare con libertà, anche slegate da un “progetto”, tanto è poco il tempo che dedichiamo a questa parte del nostro impegno.

Ci occupiamo dei libri “degli altri”, come facevano e fanno tanti che si sono occupati e si occupano a vario titolo di libri. Prendiamo il caso di uno scrittore-editor, il quale oltre a presentarsi solo di fronte al mercato, aiuta i libri degli altri ad entrare nel circuito. Oggi soffermiamoci sulla figura del libraio-editore, non rilevante ma presente sulla scena italiana a partire proprio da noi. I nostri titoli mostrano un percorso abbastanza comprensibile: si vede che non ci dedichiamo principalmente al fare i libri, ma che anche il fare i libri fa parte della nostra variegata identità. Non siamo diventate una fucina editoriale forse perchè ci siamo dedicate e continuiamo a dedicarci con maggiore impegno ai libri degli altri. Oggi, ad ogni modo, siamo liete di presentare un nuovo libro di Anthony Browne, un autore classico contemporaneo, che nel mondo è seguito da un affezionato pubblico, un pubblico prevalentemente di educatrici che attraverso la poetica di Browne si relazionano all’infanzia. Noi veniamo di lì, abbiamo insegnato al Nido per molti anni, ed avremmo molto apprezzato una bibliotechina composta di tutti i libri di Browne. Ci hanno mosso critiche perchè da noi ci si aspettava di più, più sperimentazione? Più audacia? Più stile? Credo di comprendere la delusione di alcuni, mi è stata anche esplicitata. I giudizi degli altri sul tuo operare sono sempre delle buone occasioni. Lo so cosa non siamo, ma so anche che quando un adulto cerca Piccola macchia, o Olivia, o Linnea, o Minty, per incontrare l’Infanzia, mi sento abbastanza contenta. Nel libro di Browne sul “sentire” manca questa categoria dell’ ”abbastanza contento”, ma per i piccoli già enumerare diversi modi del sentirsi mi pare un buon inizio per dare voce ai divesi colori dell’esistenza.

Grazia Gotti