Due Rûmî

Avevo portato a casa Sufi, bestie e sultani, pubblicato da Topipittori, con l’idea di leggerlo per fare un post per Zazie prima di Natale. Poi non avendo più potuto dedicarmi al piacere di sfogliarlo, l’ho dovuto abbandonare fra i libri in attesa.
La mattina di Natale, sotto l’albero, ho trovato il Rumi di Ferdinando Albertazzi, pubblicato dalla casa editrice palermitana rueBallu. Due Rûmî per ragazzi! Quale ricchezza! 
Ho desiderato leggerli, subito, uno dietro l’altro, il prima possibile. Ma ho dovuto ancora aspettare. Ora, finalmente, accanto al fuoco, sfoglio le pagine dipinte di Emanuela Orciari e della illustratrice iraniana Nooshin Safakhoo. Leggo versi e racconti, li leggo ad alta voce, al mio amore. Lui mi ha aiutato nella comprensione di testi inconsueti per la mia formazione: filosofi, mistici, poeti. Abbiamo insieme convenuto che cominciare da piccoli a leggere Rûmî, il grande poeta persiano, è cosa bella. Rûmî apre la mente, la risveglia, fa incontrare una sapienza antica che riverbera nel nostro pensare. Finita la lettura sono andata in cerca di storia, ho fantasticato sul viaggio di Marco Polo che visitando Balkh, città natale di Rûmî, disse che era “nobile e grande”. Centro di cultura buddista, era stato poi conquistato dagli islamici. 
Scrive Albertazzi: ” La ricerca di armonia era un’inclinazione naturale per Jalal, una scintilla scaturita dal padre – famoso predicatore – che a ventiquattro anni l’aveva iniziato a studi teologici, decisivi per la sua formazione. Lo esortava soprattutto a ricercare ciò che unisce rifuggendo da quello che divide, lasciandosi guidare dall’intelletto e dalla volontà nel perseguire il bene e il vero”. 

Grazia Gotti