DROMEDARI, CAMMELLI E LIBRI: LA DISABILITA’ ALLA FIERA DEL LIBRO PER L’INFANZIA

31 marzo 2015, Bologna Children’s Book Fair. Sono le 10.30 e decido di assistere alla conferenza “Il dromedario e il cammello – disabilità, specialità, differenze e risorse nei libri per ragazzi” organizzata da Ibby italia.
Mentre prendo l’ascensore per arrivare alla conferenza, mi domando se gli altri mi vedono come un cammello tra i dromedari o come un dromedario tra i cammelli. Intanto ripenso a una vecchia storia secondo la quale il cammello portava la gobba come punizione divina per la sua pigrizia…ovviamente in un modo o nell’altro quando si parla di handicap, l’idea della punizione divina si centra sempre. 
Ma questa volta l’handicap è per me una benedizione più che una punizione, perché mi permette di entrare in una sala conferenze già gremita e di restare comodamente  seduta in prima fila sulla mia sedia a rotelle mentre gli altri partecipanti si contendono un posto in piedi. 
La conferenza è iniziata da qualche minuto, ma i miei pensieri sfuggono: strano che a una fiera del libro per ragazzi ci sia tanta gente interessata al tema della disabilità e, come sempre, sono l’unica persona disabile tra il pubblico.
“Chiamereste disabili Einstein e Picasso?” con questa domanda la voce sicura di Sally Gardner, la prima relatrice, mi riporta in sala. Ora sono attenta, pronta ad ascoltare. Non userei mai il termine disabili per definire quei grandi geni, eppure, proprio come Sally, erano dislessici e Sally, proprio come loro, è un’eccellenza nel suo campo, la scrittura per i ragazzi. 
Nel suo intervento afferma che sono state proprio le sue difficoltà di scrittura e lettura a farle capire in profondità l’importanza di ogni singola parola e a trasmetterla nei suoi libri. La sua disabilità è diventata la sua forza. I libri si sono trasformati per lei da ostacolo in ricchezza, una ricchezza che, conclude l’autrice, deve diventare accessibile a tutti anche alle persone con difficoltà di lettura e di apprendimento.
E’  il turno del secondo relatore, l’autore e illustratore argentino Gusti, che racconta di aver utilizzato le sue doti artistiche per affrontare la disabilità del figlio Mallko, nato con sindrome di down, che si è abbattuta come un esercito invasore sulla sua vita. 
Scrittura e illustrazione diventano per lui armi di difesa, ma col tempo si trasformano in strumenti per conoscere e comprendere il figlio, che non è un angelo, come alcuni gli dicevano, ma un bambino che ama giocare e suonare, che fa i dispetti e i capricci, un bambino unico e speciale come tutti i bambini. 
Gusti ha raccolto la sua esperienza nel libro Mallko y Papà; in seguito ha fondato un’associazione dove ragazzi con disabilità si dedicano alla musica e alla pittura e si stà impegnando a portare la sua esperienza a quelle popolazione in cui la persona con sindrome di down è ancora considerata indesiderabile e inutile. 
Mentre le illustrazioni del libro vengono proiettate Gusti conclude il suo intervento e la sua voce è incrinata dall’emozione. 
Rifletto ancora una volta e penso che è normale che l’intervento di Gusti si sia concluso con le lacrime: sono lacrime che testimoniano quanto sia liberatorio per di chi incontra la disabilità trovare il modo per raccontarla.
La difficoltà di raccontare con parole o immagini il mondo dell’handicap è al centro dagli interventi di Beatrice Masini e Vittoria Facchini, autrice e illustratrice di Siate gentili con le mucche, romanzo che racconta la vita della zoologa autistica Temple Grandin.
Beatrice Masini ricorda che una delle sue maggiori difficoltà è stata quella di trovare un modo per rapportarsi con la studiosa che, pur essendo ancora in vita, aveva difficoltà ad instaurare rapporti interpersonali a causa dell’autismo. Questa difficoltà di comunicare viene trasmessa dall’autrice dei testi con capitoli brevi e frasi concise e, nelle illustrazioni di Vittoria Facchini, si trasforma nella rappresentazione di un personaggio perfettamente integrato nell’ambiente naturale, ma il cui sguardo non incontra mai quello del lettore. 
Accettando di lavorare a questa biografia le due autrici hanno aperto una porta sul mondo della disabilità e, come la protagonista del testo, sono riuscite ad attraversare una soglia che le spaventava portando con loro i lettori. 
C’è una breve pausa, un avvicendamento al  tavolo dei relatori ed ecco che, nella mia mente, i libri, da chiavi che aprono porte, diventano ponti che mettono in comunicazione il mondo della disabilità con quello dei normodotati . 
A parlare sono Annalisa Brunelli e Roberto Parmeggiani dell’associazione Accaparlante -Centro Documentazione Handicap,  che spiegano come, utilizzando  i libri, la parola e l’animazione, possano e debbano essere le stesse persone disabili  a far conoscere la loro vita e le loro problematiche ead avvicinare le altre persone, diventando soggetti attivi nella società.
 Quella che i due relatori propongono  è una modalità di affrontare la disabilità che, almeno qui in Italia,  stà muovendo i primi passi. Forse è per questo che IBBY, che fin dalla sua fondazione ha utilizzato i libri per bambini per aiutare i piccoli lettori a costruire un futuro migliore, ha deciso di creare una bibliografia e una collezione di libri per l’infanzia che trattino il tema della disabilità o che siano utilizzabili da persone con disabilità. 
La collezione si trova ora nella biblioteca pubblica di Toronto e, come testimoniato negli interventi di Sharon Moynes e Leigh Turina, bibliotecarie responsabili del progetto, non solo attira l’attenzione degli studiosi, ma aiuta tutti i bambini, disabili e non, a ritrovare il libro più adatto a loro e a scoprire e ideare nuove forme di libro accessibile a tutti. 
A chiudere la conferenza è una riflessione di Silvana Sola, presidente IBBY Italia, che ricorda che un libro pensato per persone con disabilità può rivelarsi anche un libro adatto ad accogliere i ragazzi immigrati che spesso sono bloccati dalla barriera linguistica . 
Gli interventi sono finiti, mi faccio largo tra la folla e riprendo l’ascensore. Mi domando ancora una volta se sarò  dromedario tra i cammelli o cammello tra i dromedari, ma poi mi dico che, in fondo, non importa. Che non importa se per muovermi io uso una sedia a rotelle in un mondo di gente che cammina. Che non è importante se alcuni dei miei amici non vedono e se i bambini con sindrome di down o autismo osservano il mondo in modo diverso. 
Non importa, perché di fronte a un libro che si apre, alla magia di una narrazione che inizia, torniamo tutti un po’ bambini e, quando vediamo con gli occhi dei bambini, ci accorgiamo che, anche se siamo tutti diversi , siamo tutti importanti, siamo tutti persone. 
Annamaria Soldera