Dislessia, Pesca, Letteratura

Mi riguarda molto da vicino la storia raccontata in Muoio dalla voglia di conoscerti, di Aidan Chambers, autore inglese fra i piú significativi della letteratura contemporanea.
Riguarda me e la mia famiglia, ed é la ragione per la quale ho chiesto al mio compagno di leggere questo romanzo. A lettura terminata abbiamo a lungo discusso perché abbiamo un figlio dislessico e pescatore, come Karl, il ragazzo che si rivolge allo scrittore amato dalla sua ragazza per farsi aiutare a scrivere ” la roba che vuole lei”.
Questo intrigante avvio mette sui binari una storia che pone la difficoltà di lettura e di espressione del ragazzo dislessico in parallelo alla difficoltà dello scrittore in crisi di creatività.
In mezzo c’é la vita che scorre, il dolore per la perdita dei propri cari, gli altri, il lavoro, l’amore.
Chambers conosce bene la dislessia, il suo commento al momento della rivelazione del motivo della richiesta di aiuto, l’autore-scrittore commenta: ” Ah! capisco”.
Capisce davvero tante cose della dislessia, prima fra tutte il tema dell’autostima, forse tema che anche uno scrittore può sentire.
Sa della difficoltà verso l’ordine simbolico che un dislessico vive e  racconta molto bene del suo indirizzarsi verso attività fisiche e pratiche quali lo sport e la pesca. Nella pesca, Karl, come credo mio figlio, si sente libero, fuori dal mondo simbolico, a contatto con gli elementi, in un paesaggio privo anche delle lettere che campeggiano nelle insegne urbane.
Si colgono più sfumature nel sottotesto, dalla psicanalisi ad una filosofia esistenziale incarnata dalla figura del padre che invita ad accettare la vita per quel che é.
C’é infine il fare. Karl non va più a scuola, fa l’idraulico, una cosa concreta, utile.
Dai tubi ad una fontana in giardino, passando dalla scultura contemporanea, si puó lambire il terreno creativo dell’arte, un’arte che ritorna alla figura dell’artigiano rinascimentale, colui che fa, non solo che pensa come l’artista contemporaneo.
É un tema complesso, che Chambers sviluppa con sapienza. La metafora di un’opera distrutta o non capita é un tema vivo della creatività degli artisti, siano essi scultori o scrittori.
Ma l’importante é dedicarsi, impegnarsi a fare, esorta Chambers, anche se “Ci sono sempre piú distruttori di ciò che stai cercando di fare di quanti non siano dalla nostra parte.”
I temi sono tanti, come nella vita.  “La vita non é come un romanzo, ma un romanzo puó essere come la vita. I migliori lo sono sempre.” Notevole la scrittura. Ottima la traduzione di Beatrice Masini. Coincidenza che mi apre alla speranza: nelle pagine che ” Il Corriere della Sera” del 23 settembre dedica alla dislessia, un articolo informa che anche le Università italiane si stanno aprendo al tema della dislessia, e forse sul cammino verso la  laurea ci saranno meno ostacoli per i ragazzi italiani. Aggiungo che se questo romanzo fosse conosciuto dalle prof. delle superiori, anche la vita dei dislessici nei licei sarebbe meno faticosa.

Grazia Gotti