Dimmi che sei felice

Ho un ricordo, rimasto vivido nella mia mente, nonostante risalga a molti anni fa.
Il ricordo è quello di una giovane donna coperta di lividi e con un braccio penzolante.
Il corpo pieno di striature verdi, bluastre, marron e il braccio infilato in un fazzoletto appeso al collo non erano il risultato di un incidente, ma il frutto della violenza bruta di un marito, apparentemente “perfetto”.
Conoscevo bene la giovane donna, poco più grande di me, e con le sue chiavi di casa andai a prenderle ciò che poteva servire per un ricovero in ospedale. E dopo l’ospedale l’iter “di salvezza” lontano dall’uomo che “per il suo bene” l’aveva ridotta così.
Il ricordo è diventato una morsa dolorosa allo stomaco mentre leggevo il bel romanzo di Fabrizio Silei, Nemmeno con un fiore, uscito per i tipi di Giunti, nella collana “extra”.
Nelle pagine si legge la storia di una donna che ha bisogno di dichiarare in ogni contesto la felicità della propria famiglia.
Un bisogno che nasconde una vita fatta di violenza famigliare, di botte e umiliazioni.
Una donna fragile all’apparenza, forse sbadata, perché è sicuramente la distrazione che la fa sbattere contro lo stipite dell’armadietto di cucina, che la fa cadere frequentemente…
Il romanzo intreccia due storie dell’oggi, fatte di suv e di odore di dopobarba, di interrogazioni scolastiche e di spaghetti alla carbonara, di clochard e di vite al margine, di solidarietà e necessità di riscatto, storie che dialogano con un passato doloroso, fatto di croci uncinate e deliberata eliminazione della dignità umana e della vita, storie che parlano attraverso la voce di due ragazzini in tempi cronologici e geografie diverse, ognuno impegnato a fronteggiare un presente che può cancellare i sogni, ma non distruggere la speranza.

Silvana Sola