Dentro la crisi

Nel 2009, quando la crisi economica comincia a mordere al pari e forse più di quella del 1929, esce in Francia Papa et maman sont dans un bateau, di Marie-Aude Murail, ora in italiano per merito di Giunti editore, che  ha cambiato il  titolo e ha avuto il coraggio di dare alla crisi l’onore della copertina. Cinque anni fa, ma sembra ora, e le domande che il libro pone al lettore resteranno per un po’. Con la consueta capacità di sguardo la Murail la scruta questa crisi, nel profondo, dietro le pieghe delle esistenze, e uso il termine esistenza e non vita, allo scopo di distaccarmi dal fluire acritico dell’ordinario per cercare di stare sulle rive dell’esistere , fiume nel cui flusso il soggetto prova ad interrogarsi. 
Non racconto la trama, cerco il senso della storia e provo a trovare le parole per dirlo.  La prima che mi viene in mente è INSENSATEZZA, mancanza di senso, intendo senso dell’umano.
Come ci siamo ridotti? Sembra chiedersi l’autrice. A fogli excel, dove i dati devono seguire le linee tracciate; o siamo lì, o siamo fuori. L’economia ci governa, la multinazionale extraterritoriale decide per noi (se vale per i francesi, pensiamo per noi italiani!). Murail ci mostra tutti i meccanismi ed è davvero geniale nel portarci al fondamento, cioè all’educazione. Il suo occhio si accosta alla scuola dell’infanzia per disegnare la figura di una insegnante, mamma, moglie di un medio dirigente  di una azienda di trasporti  francese appena comprata dagli olandesi. Tutto si fa incerto, precario, e anche se le condizioni lavorative della mamma non sono a rischio, trattandosi di una dipendente dello stato, l’inquietudine non la risparmia. E’ una mamma che si sente in colpa per non essere troppo presente con i suoi figlioli, che si occupa di quelli degli altri con scrupolosa diligenza, seguendo i dettami della pedagogia di stato, attenta al bambino competente, misurabile, incasellabile, anche lui, in un foglio excel. Ma basta un piccolo slittamento, un’immagine che porta il nostro desiderio da un’altra parte a mettere in moto il racconto. E’ il pensiero di un altrove, di una diversa possibilità di esistenza ad insinuarsi fra i personaggi e a renderli più marcati, più pieni.
Ci sono poi i bambini, gli adolescenti, con i problemi della loro età, tutti mossi con grandissima perizia stilistica e umana. La Murail ci regala un romanzo che spinge alla compassionevole ricerca di giustizia, di libertà, di pensiero critico, per un’esistenza migliore, dentro questa vita dentro la quale cambiare è possibile a cominciare dal nostro sguardo.
Mi ero ripromessa di aspettare Silvana per scrivere insieme su questo romanzo, ma oggi sono tornata sulla spiaggia maremmana nella quale vado da trent’anni e il segno tangibile della crisi mi ha fatto ripensare alla Murail, ma non avendo con me il romanzo non ho potuto fare una recensione puntuale, né citare i nomi dei protagonisti, ma posso affermare che ci siamo tutti noi in questo romanzo, e che i nomi non contano.
Grazia Gotti