Dante per i ragazzi

“Quella di far leggere i classici ridotti, è una scelta che produce molti vantaggi, ai quali non si può rinunciare. Si offre, ad esempio, l’opportunità di entrare molto presto in contatto con grandi paradigmi, si porgono splendidi esempi che spostano l’attenzione dalla miserabile cronachetta di oggi, giornalistica o televisiva. Si consente di stabilire un confronto, sempre nobile e rilevante, fra sé, i propri pensieri, le paure, gli ardimenti, e quelle vicende così alte, sperimentate per secoli e per millenni. Si consente almeno un rito di iniziazione, entro una cultura che li ha perduti tutti. Si inserisce sempre l’opera entro l’Immaginario, perché così procede la mente infantile e questo è poi anche il modo in cui si adopera la memoria. Si gode di una Alterità che affascina, entro un mondo che tutto minimizza e involgarisce”.
Sono parole di Antonio Faeti dal  primo capitolo di La prateria degli asfodeli, 2010, dedicato a Il piccolo Dante di Gherardo Ugolini, pubblicato nel 1929 e ancora in vita agli inizi degli anni Cinquanta.
L’Alterità che affascina è resa straordinariamente da Matteo Berton, illustratore della Divina Commedia riscritta per i ragazzi da Paolo Di Paolo, pubblicata da La Nuova Frontiera.
Sono colpita, molto emozionata, e, come sempre, voglio raccontarlo, anche frettolosamente, mentre il libro richiederebbe il tempo necessario per analizzare il testo, le illustrazioni, il garbo grafico. Chiedo scusa a Paolo Di Paolo, a Matteo Berton e all’editore. Non avevo ancora visto il libro in libreria, mi è capitato di scoprirlo in facebook, luogo che frequento da poco tempo. Non vedo l’ora di regalarlo  a Faeti per fargli leggere la bellissima introduzione di Paolo (lo nomino così perché lo conosco e gli voglio proprio bene). Anche Ugolini si era rivolto ai lettori con lo stesso tono amorevole e rispettoso  di Paolo. 
I ragazzi riconoscono subito l’amicizia, il desiderio di condivisione, l’intento pedagogico carico di rispetto e il desiderio  di Co-ire, come scrivevano  Réné Schérer e Guy Hocquenghem.  Andare insieme, adulto e bambino, maestro e allievo, per un  tratto del cammino. Per la durata di un libro, un tempo breve che lascia però segni duraturi. Nella collana dedicata ai classici aspettiamo ora  Shakespeare illustrato dalla bravissima Anna Forlati (per me Anna, anche a lei voglio molto bene) e narrato da Idalberto Fei, di cui avevo apprezzato l’Orlando.
 Se a Natale farò la libraia a tempo pieno, costringerò mamme e babbi, nonne e nonni, zie e zii, insegnanti e amici dei ragazzi a regalare tutta la serie, o l’opera, come si diceva un tempo. Questi classici rinnovati dovrebbero trovar casa in ogni villa, attico o condominio dove abitano i giovani lettori. Senza dimenticare le biblioteche pubbliche e quelle scolastiche. Con la complicità di Santa Lucia e Babbo Natale, si potrebbe fare una rivoluzione culturale.

Grazia Gotti