Con Dahl viaggio nel Paese dei Baiocchi

Ieri mattina all’alba i miei
edicolanti (sono in tre e si alternano durante la giornata e anche per
le domeniche) mi hanno accolta chiedendomi se avrà successo la
campagna Dahl. Ho risposto loro che me lo auguro, per i tanti ragazzi
che potrebbero trovare fra le pagine dei romanzi sottolineature
utili per smascherare l’ipocrisia, la malvagità, la stupidità
adulta. Anche certi ragazzi sono visti attraverso la lente della
critica, si pensi ai vincitori del biglietto ne La fabbrica di
cioccolato, primo libro dei quattordici che usciranno in edicola. Il
titolo del paginone di Repubblica evoca un viaggio nel Paese delle
meraviglie, che scemenza! E l’articolo comincia dal successo, unica
cosa che davvero conta! Noi poveri librai contiamo poco, anche quando
ci mettiamo in moto per celebrare un grande scrittore ( che significa
adoperarsi per farlo leggere, promuovendo corsi di aggiornamento
nelle scuole, incontri in librerie e biblioteche ). Non sono mai
stata contraria ai libri nei giornali. Quando esplose il boom dei
collaterali, mai passati in Francia per la difesa delle librerie, pensai fosse cosa buona, considerando che il territorio italiano era così mal servito e che
anche le edicole avrebbero contribuito alla crescita della lettura. Ieri ho provato un sentimento diverso. Repubblica e Salani insieme
avrebbero potuto fare la più poderosa campagna per la lettura
nell’estate autunno del 2016, contribuendo a far crescere tutti,
lettori, librai, distributori, agenti, camionisti, addetti alle
consegne. Ma le visioni sono quelle che sono, e guardano sempre il
proprio ombelico. Una grande campagna ricca di contenuti culturali
avrebbe giovato molto di più. Altro che Paese delle meraviglie e
copertine stile grande distribuzione, che trasformano sempre più il
povero Quentino, genio del segno nero, in una fantasmagoria di
macchie di colore da luna park. La casa editrice Salani non ha
avuto un atteggiamento signorile nei confronti dei librai. Li ha
riempiti di Dahl da molti mesi, proponendo qualche “vantaggio”.
Avrebbe potuto farli lavorare fino a gennaio 2017, poi, dopo il film
di Spielberg prolungare la scia con i collaterali.
Andare avanti insieme è un obiettivo
che non abita questo malandato paese, governato da pochi, che fanno
quel che vogliono nella politica e nel mercato, convinti di fare il
bene di tutti. Ai miei occhi hanno perso ogni credibilità,
soprattutto quando retoricamente sottolineano il valore delle
librerie e raccontano storie edificanti di librai nei loro organi di
propaganda.

Grazia Gotti