Christine Nostlinger

Mathias Ziegl sul “Wiener Zeitung” del 25 settembre intervista la grande scrittrice austriaca  prossima a festeggiare il suo ottantesimo compleanno.

Grazie ad Alessandra Valtieri che ha tradotto all’istante, seduta sul divano in Maremma, senza l’ausilio di un dizionario, di una matita o di un computer, e a Bernard Friot che ha postato l’intervista.
Io ho annotato rapidamente ciò che capivo e chiedo perdono per la forma un po’ frammentaria.
Consideriamoli solo appunti di lavoro.
E’ tempo di dedicare agli scrittori contemporanei uno studio approfondito. Ricordiamo che ricevette ex equo con Maurice Sendak l’Astrid Lindgren Memorial Award, cioè il Nobel della Letteratura dei Piccoli. 
“La letteratura è la trasposizione in parole di un pezzo di mondo e nel caso della letteratura per bambini del mondo come lo vedono loro. Facciamo un esempio, prendiamo un divorzio dei genitori. A un bambino non interessa quel che accade fra i genitori, bensì le conseguenze che lo riguardano.”
E’ più difficile invecchiando scrivere per bambini?
“Io oggi posso scrivere per bambini piccoli perché grossomodo sono rimasti gli stessi mentre non riesco a scrivere per quelli di dodici, tredici anni. “
Per via dei cellulari e tablet?
“Non lo so, anch’io ho un cellulare e un tablet… non riesco semplicemente a immaginarmi che succede nelle teste dei miei nipoti quando passano la giornata a guardare il loro smartphone e a muovere velocissimamente le dita  su quel piccolo schermo.
Queste cose a me non dicono molto.”
I bambini di 45 anni fa erano più facili da comprendere?
“Secondo me sì”.
(L’autrice usa un verbo “durchscaubarer” che abbiamo tradotto “ vedere attraverso”).
Un autore che oggi ha 35 anni è sicuramente più vicino a loro.”
La sua infanzia è materia dei suoi libri?
“La mia infanzia ha giocato un ruolo molto importante perchè i bambini dei miei libri sono sempre un pochino toccati, picchiatelli, come ero io da piccola. “
E le sue figlie, quale ruolo?
“Nessuno. Testare i miei libri sulle mie figlie è stato sempre fuori questione. Ovviamente loro prima o poi si sono lette qualcuno dei miei libri, ma io non ho mai chiesto loro un’opinione.”
Cosa è più difficile, scrivere per adulti o per ragazzi?
“Non ho mai provato a scrivere per adulti, non mi è mai venuto in mente, la cosa non ha mai acceso il mio interesse. “
Lei ha pubblicato più di 150 libri quanti invece non ne ha mai scritti e perché?
“Uno. Era un’idea che mi sembrava così divertente che avevo già il titolo. Mutter reglos, Vater ratlos
Madre senza pace, Padre senza la  minima idea. La storia di una moglie frustrata e depressa che un giorno sente di non poter e non voler affrontare più niente e si mette a letto.” 
Perché il libro non è stato pubblicato?
“Perché non ho trovato il modo di far alzare quella donna dal letto.”
Una situazione che in forma più lieve avrebbe potuto accadere anche a lei sugli anni Settanta, prima che la sua carriera decollasse?
“All’inizio volevo dipingere ma poi ho optato per studiare grafica e dopo sono arrivati i bambini. 
A quel punto mi sono seduta; mio marito guadagnava a sufficienza e io non dovevo per forza lavorare. Ma poi mi sono messa a pensare che cosa potevo fare e a un certo punto mi è venuto in mente che mi sarebbe piaciuto illustrare un libro per bambini ma non ho mai avuto il coraggio di contattare un editore e dirgli cosa volevo fare. Invece ho scritto io stessa un testo che si ispirava a quelle illustrazioni a cui avevo avevo pensato. E quando è stato pronto l’ho spedito a un paio di editori e con mia grande sorpresa uno di questi l’ha preso, ma la cosa più sorprendente è che ci ho vinto il Friedch-Boedeker Preis. E non per le illustrazioni, ma per il testo. Nessuno, nemmeno ai tempi della  scuola avevo ricevuto un premio per la scrittura. Se da quel progetto di libro non fosse uscito nulla credo che mi sarei semplicemente detta: Vedi Christerl, non ci riesci…E chissà che cosa avrei tirato fuori da me stessa…”
Quello era il suo primo libro, Federica rosso fuoco Die feuer rote Friederike. Riesce a tenere il conto di tutti i libri che ha scritto dopo quello?
“Non ho ancora l’alzheimer e quindi riesco in qualche modo a mettere insieme tutti i titoli e dire di cosa parlano ma recentemente un padre il cui figlio aveva appena letto un mio libro mi ha chiesto: 
Si ma cosa c’era scritto allora in questa lettera segreta? 
Non ne avevo idea. D’altra parte di libri ne ho scritti 170 o 180, però se si pensa che il numero include anche diverse serie come le storie di Franz o Mini che hanno entrambe una sedicina di titoli con almeno 60 pagine illustrate tutto si riduce.  Certo le storie vanno inventate ma non è paragonabile alla scrittura di un libro concluso. “
Guardando indietro quali suoi libri le piacciono di più?
“Non ce ne sono tanti, cosa che in realtà non coincide con l’amore dei miei lettori, però Hugo. Il bambino nel fiore degli anni è uno di quelli. 
Credo che il libro sia piaciuto più a me che a molti lettori.”
La disturba la definizione di autrice per bambini che le è stata cucita addosso?
“No perché in fondo lo sono e non lo sono. Ho scritto molte sceneggiature, ho lavorato per la radio
venti anni per il Currir; ogni giorno un contributo, poi ho lavorato per i giornali di Kurt Falk -oh anche gli scrittori devono pur campare di qualcosa-  e mi sono molto divertita.  Mi sono divertita anche quando ho dovuto immischiarmi nella politica, scrivere cose politiche tenendomi sempre a 45 righe di sessanta battute. Ed è molto confortante sapere che il giorno dopo la signora al mercato ci incarterà l’insalata.”
Una grande scrittrice, una donna semplice e simpatica, da leggere e rileggere.
Grazia Gotti