Cattolici, ebrei, musulmani, assieme

Vanna Cercenà, nei libri per ragazzi, apre spesso il bagaglio di suoi saperi storici, della sua attività di ricerca nei luoghi di un tempo passato. Racconta storie che fanno uscire dall’oblio fatti epocali.
Quando ho iniziato a leggere Tre amici in fuga, il nuovo romanzo in catalogo per le edizioni Lapis, avevo tra le mani Le interviste impossibili di Giorgio Manganelli e avevo sottolineato le tre interviste che, più delle altre, catturavano la mia attenzione: quella allo scrittore Dickens, quella al pittore Gaudì e quella al califfo di Bagdad, Harun Al-Rahidm.
E l’Oriente da Mille e una Notte, colto, istintivo, sanguinario, sapientemente messo in pagina da Manganelli, si è intrecciato alla storia dei tre ragazzi che prendono vita dalla penna di Vanna Cercenà.
Un intreccio ardito che non rispetta regole temporali e mi ha creato visioni che si sono naturalmente sovrapposte.
Il mio immaginario da fiabesco orientale si è inserito tra le parole della scrittrice toscana che racconta di una terra, la Spagna di Granada, che aveva fatto dell’inclusione un vanto. Una terra diventata improvvisamente ostile, nella quale la convivenza pacifica tra religioni diverse dovette lasciar spazio all’esilio, alla persecuzione, alla morte.
Vanna Cercenà racconta dei Nasridi e dell’Alhambra, racconta del Sultano Boabdil e della cattolica Isabella di Castiglia, racconta di un passato, consapevole che il suo narrare si misura con il presente.
Esther, Nino e Amir troveranno ognuno la propria strada e dimostreranno che l’appartenenza a religioni diverse non è un deterrente per la costruzione di un mondo nuovo, che pone le basi sul rispetto delle differenze.

Silvana Sola