Bill Bryson

Continuando il nostro mini percorso sulla divulgazione, poniamo oggi la nostra attenzione su un personaggio le cui opere sono tradotte da Guanda e la cui edizione per ragazzi di Storia (molto) breve di quasi tutto, pubblicato da Salani nel 2009, è considerato alla libreria Giannino Stoppani il miglior testo scientifico contemporaneo.
Tutti noi pensiamo che  un bambino mosso dalla curiosità, capace di farsi le domande più disparate, troverebbe in Bryson una guida affidabile, brillante, mai noiosa.
“Il mio punto di partenza, per quello che può valere, è stato un libro di scienze che avevo alle elementari. Era un comunissimo libro scolastico degli anni Cinquanta, logoro, poco amato e orribilmente voluminoso, ma aveva in copertina un’illustrazione intrigante: un disegno in sezione che mostrava l’interno della Terra come se qualcuno ne avesse tagliato, con un grosso coltello, uno spicchio pari a circa un quarto della sua massa. Mi ricordo con chiarezza di esserne rimasto estasiato… Quella sera, tutto eccitato, mi portai il libro a casa, e prima di cena cominciai a leggerlo, cosa che spinse mia madre a posarmi una mano sulla fronte e chiedermi se stavo bene. Non era affatto una lettura entusiasmante. Prima di tutto, non rispondeva a nessuna delle domande che il disegno poteva far balenare nella mente di un bambino.”.
L’autore poi continua nella sua critica alla divulgazione scientifica che a suo dire “mantiene il segreto sulle cose più interessanti rendendole incomprensibili.”.
Questo straordinario narratore delle cose (davvero molte) che ha incontrato nella sua vita, dalle città, a Shakespeare, dal linguaggio al Pianeta, ha trovato la voce per parlare ai bambini e a noi tutti, ignari di 
(molte, molte) cose.

Grazia Gotti