Bestie

Francesca Romana Grasso, pedagogista di Edufrog, recensisce Bestie di Fabian Negrin, pubblicato in Italia da Gallucci e in Francia da Seuil Jeunesse.
La copertina è un invito a seguire dei passi.
La possibilità che ci si offre è andar loro dietro in un’avventura che si snoda lungo un corso d’acqua, a partire dalla viva complicità di fratello e sorella. Pare che entrambi avrebbero preferito vedere la televisione. L’io narrante è il bambino, che subito ci trascina nella dimensione ludica in cui lui e la sorella sono immersi. Non si tratta di bambini teledipendenti e apatici  dunque.
I fratellini scendono dalla macchina per quella che dovrebbe essere una brevissima sosta-pipì e il lettore è trascinato in una dimensione fanciullesca, in cui le regole del gioco (chi fa cosa e chi lo fa per primo) ci allontanano dal presente per portarci là dove tutto è possibile e velocemente azzerabile.
Giocando i bambini non si accorgono di oltrepassare un bivio e si immergono pienamente nella dimensione fantastica. Per ribadire che stiamo allontanandoci dal qui e ora, ecco che un Bianconiglio scruta i bambini in un bosco deforme, che sembra animarsi di presenze “bestiali” insinuatesi tra le fronde, tanto da deformarle.
Al di là del bosco si giunge ad una radura costellata di rocce. Prato e cielo  danno respiro alle pagine e il punto di vista del lettore si porta ai limiti del bosco, lo aiutano ad estranearsi. Chi tiene in mano il libro torna ad essere osservatore, protetto ben al di qua delle foglie, e immedesimarsi con la paura dei protagonisti non rischia di travolgerlo.
La metafora della bestialità prende consistenza: la sorella diviene bussola e “volpe” e il fratello “pappagallo”, lei agile e intraprendente come un’ “antilope” e lui  goffo come una “lumaca”, lei ingorda come un “porcello” e agile come una ”scimmia”, capace di arrampicarsi e scorgere dall’alto il padre che piange lacrime di “coccodrillo” e la madre allertata e potente come mamma “orsa”. La dimensione familiare di protezione e calore si recupera in un abbraccio “koala” collettivo.
E lo spirito del gioco riprende forma attraverso un elefante e una tigre di gomma, in automobile.
Ma chi sono le bestie dunque? Forse coloro che mantengono intatte le primitive capacità di adattarsi alle situazioni e trarne ciò che è necessario a vivere e giocare ?
Altri protagonisti, insieme ai bambini, prendono consistenza nella storia: l’acqua, la coppia rosso-blu che con le diverse gradazioni si impone dalle prime pagine,  il movimento, il tempo.
Difficile collocare il cellulare della madre con l’automobile di famiglia. Dunque anche il ricordo dell’autore ha giocato con il fiabesco deformandone i contorni?
Un libro splendido che parla direttamente ai bambini, a quelli di ora e a quelli che furono, facendo appello alle emozioni congenite nell’avventura e nel gioco.