Bambini visti da sinistra

Saluto l’inserto domenicale di Pubblico per la sua dichiarata volontà di parlare da “sinistra”, come afferma Francesca Fornario, una  sinistra cartacea che approda a “Pubblico” sentendosi interprete della tradizione rodariana e munariana. Nell’anno del centenario einaudiano è una bella sorpresa.
A qualcuno (Topipittori) non piace il titolo, e condivido, così come condivido la puntualizzazione che sempre i Topi fanno a proposito della produzione per la prima infanzia e il nulla dopo i cinque anni. 
È una caduta di competenza che a noi  può dare molto fastidio.
Vorrei entrare nel merito.
Prima pagina
Bruno Tognolini e Valeria Petrone: condivido il tema (stiamo cercando, da Bologna, di promuovere un momento di riflessione sul Gioco e sul Giocattolo proprio nella settimana dei Diritti dell’Infanzia e, a questo proposito, siamo curiose di capire cosa succede a Milano nel Festival cittadino che ha per titolo GiocaMi e che avrà luogo il 17 e il 18 novembre).
Seconda pagina
Mauro Biani
Chi nasce Olga può finir Tucano è un bel gioco. Pensate se una maestra di prima elementare si presentasse in classe con questa pagina. A casa, invece, un babbo o una mamma, un nonno o una zia potrebbero dedicarsi per un’oretta con pennarelli e matite.
Terza pagina
Francesca Fornario propone il realismo del lavoro versus maghi e supereroi.
Il tema dei mestieri mi è molto caro, già Calvino nei suoi scritti “editoriali” auspicava un ritorno ai temi del lavoro, addirittura immaginava una collana.
Le illustrazioni di Fabio Magnasciutti non sono appropriate, così come la grafica della pagina.
Quarta pagina
Benché lontana dai percorsi educativi sull’arte che giustamente tengono in  grande considerazione l’astrattismo, la quarta pagina è la mia preferita, perché di sapore “Corriere dei Piccoli” e perché rinverdisce (per dirla alla Pavese che traduceva gli ottonari sotto le vignette) una nostra gloriosa tradizione non di sinistra, ma forse di centro.
Ci sarebbero poi da rivedere le radici liberali o liberal socialiste con le quali si potrebbe rinverdire la stagione dei genitori democratici, riflettendo sulla figura di Ada Gobetti e sulla sua esperienza giornalistica. Da quattro pagine a un giornale, questo è il mio augurio.

Grazia Gotti