Bambini, ragazzi e adulti in difficoltà. Domande di ieri, oggi, domani


E’ proprio nel giusto Antonio Faeti quando, nella postfazione del romanzo Quella strega di Tulip , scrive che Anne Fine non ci risparmia nulla costringendoci a guardare proprio là dove non vorremmo. Si tratta di una lettura orticante, scomoda, che costringe a porci domande che esigono profondità:  esistono bambini cattivi? Quali responsabilità hanno gli adulti nei confronti di quelli che sembra difficile aiutare per le situazioni familiari in cui vivono? E’ sufficiente una segnalazione ai servizi sociali per sentirsi a posto con la coscienza?
E i coetanei quali scelte possono maturare in una situazione così complessa, parzialmente fuori controllo? La via dell’esclusione? Quella dell’inclusione? Oppure la strada del rapporto esclusivo?
Anne Fine, con questo romanzo del 1996, accompagna il lettore su binari paralleli, la quotidianità dei normali e le selve oscure in cui si muovono i diversi.
Tra le pagine prendono forma sadismo, paura, dominio, dipendenza, paura, ammirazione, ambivalenza, desiderio. Ma la scrittrice sollecita anche sguardi acuti sulle capacità spiccate che coesistono con le zone d’ombra, che anzi crescono proprio per fronteggiarle, seppur con forza impari e che talvolta guidano verso la fortezza e salvano la vita, tal’altre no.
Una lettura capace di accendere sguardi fortificanti, con le sue parole che possono divenire travi, capaci di tenere in piedi comunità partecipanti e solidali. Una proposta per i lettori più maturi, in base alle peculiarità personali.


Niente, romanzo dell’autrice Janne Teller è il classico libri che divide le persone su posizioni opposte. Censurato nelle scuole di  alcuni paesi (tra cui Norvegia e Germania) ha ricevuto riconoscimenti importanti di pubblico e di critica, guadagnandosi premi del Ministero della cultura danese e il francese Libbylit come miglior romanzo del 2010.
La storia prospetta le estreme conseguenze di due usuali condizioni adolescenziali: l’esercizio della logica secondo nuove modalità (e una transitoria rigidità mentale ad esse correlata) e la ricerca di senso. Il tutto in uno scenario apparentemente normale, in cui gli  adulti paiono essere inconsistenti, disinteressati seppur formalmente presenti.Il libro divide per la paura di alcuni, che possa sollecitare emulazione.
Secondo me la responsabilità dello scrittore  -prima fra tutte quella di scrivere bene-  investe anche considerazioni pedagogiche, quando si rivolge a giovani adulti in formazione. Ma la responsabilità non spetta a lui solo, bensì deve essere condivisa da una società educante e corresponsabile.
A ognuno il proprio ruolo:  un bravo scrittore sarà tenuto a scrivere bene – e solo a questa condizione potrà indagare aspetti scabrosi, violenti, difficili senza sprecare inchiostro e alberi- così come la comunità dovrà essere presente, dovrà sorreggere i lettori più giovani mentre strutturano i propri personali apparati critici. Apparati con cui nella vita reale, complessa, mutevole, veloce (postpostpost qualcosa -qualunque definizione sembra oggi già intrinsecamente in odor di stantio sul nascere), attribuiranno senso e valore alle esperienze e sollecitazioni che incontreranno.
Penso anche che se qualche giovane avesse la tentazione di emulare i protagonismi di Niente, nelle loro scellerate vicende, sarebbe spinto in questa direzione da una pre-esistente inconsistenza strutturale, segno che la società avrebbe già perso tante occasioni di esprimere, nei suoi confronti, il proprio compito educativo e di supporto.
Libri difficili, come questi presentati oggi, offrono ponti di dialogo tra ragazzi e adulti. A quest’ultimi il compito di sostenere una libera espressione della vitalità dei più giovani, creando un ambiente con presupposti costruttivi che sappia ripudiare la logica del mero fatturato e chissenefregadelresto, che sappia evitare le scorciatoie delle certezze da vetrina, volte a semplificare strumentalmente  una realtà che oggi, di semplice, non ha quasi più nulla -se non il sapere intuitivo, la bellezza e lo stupore a cui sanno abbandonarsi bambini, pazzi e poeti. Da sempre. Con gran beneficio di tutti.

Francesca Romana Grasso