Back to School

Le vacanze sono finite per l’esercito degli insegnanti.  Sono tutti  al lavoro, chi per fare esami, chi per preparare le aule per accogliere i bambini. Le insegnanti di scuola primaria fanno programmi, scelgono libri da leggere. Le “pasionarie” della lettura hanno lavorato anche durante le vacanze, mai come quest’anno il mese di agosto ha visto così tante insegnanti in libreria, a cercare nuovi libri, ad informarsi per programmi di aggiornamento. Pare che questo governo abbia stanziato fondi per la formazione degli insegnanti, vedremo meglio nei prossimi giorni.
Nel frattempo rispondo a molti inviti da molte parti del Paese in seguito alla diffusione di A scuola con i libri, pubblicato a marzo da Rizzoli. Non è bello che sia io a parlare del mio libro, ma poiché non lo considero un testo davvero mio, ma piuttosto un’esperienza di scuola con i libri che tante maestre avrebbero potuto scrivere, e tante sicuramente meglio me, sono davvero felice di constatare che a partire da alcuni argomenti del libro si possa discutere, dialogare e crescere collettivamente.
I corsi di formazione, o di aggiornamento, come si chiamavano un tempo, dovrebbero proprio servire a dialogare, a mettere in comune esperienze, a formulare domande, ad esprimere dubbi.
Da aprile a giugno ho incontrato maestre bravissime, con le quali è stato davvero piacevole discutere. Nelle scuole dove sono stata invitata gli incontri si tenevano in biblioteca, in locali pieni di libri, ordinati, esposti con garbo e cura. Ho riflettuto a lungo sull’identikit della maestra di scuola dell’infanzia e della primaria di primo grado. Ho visto giovani timide e inesperte, giovani donne colte e intraprendenti. Ai miei tempi si vedevano anche donne eleganti della classe media, le mogli dei professionisti. Oggi mi pare di vedere figure  di professioniste dell’educare, dell’insegnare, donne che si dedicano al lavoro intellettuale, che portano la loro cultura in classe.
E sono sorpresa di trovare una maestra “acida” che assegna “ una montagna di compiti di castigo”.
La maestra Adele è nel romanzo Il mio nome è strano, pubblicato dalla casa editrice Lapis, un romanzo scritto a quattro mani, due delle quali sono di Anna Parola, come me, libraia per ragazzi. 
Nella scuola raccontata da Anna e da Alberto Arato, insegnante e scrittore, ad una maestra” cattiva” fa da contraltare una “dirigente” che forse cattiva non è, ma dalla quale ci si premura di “spedire” i ragazzi per ragioni di ordine pubblico. In dieci anni di insegnamento non ho mai visto un bambino mandato nell’ufficio del Direttore, come si chiamava ai miei tempi. Allora le domande che con tante maestre ci siamo fatte in questi mesi ritornano e chiedono risposte. 

Grazia Gotti