ArteLibro: dai libri d’arte ad un festival della Storia dell’Arte

Nelle dichiarazioni del nuovo Presidente di ArteLibro, Ricardo Franco Levi, dopo dieci anni la manifestazione si prepara ad una rinnovata fisionomia e aspira a trasformarsi in un vero e proprio appuntamento dedicato alla Storia dell’Arte italiana. Sono curiosa e accolgo questo nuovo indirizzo con grande favore, nella speranza che un rinnovato interesse alla nostra storia giovi a risollevarci dai disastri di questo trentennio. Se guardiamo ai mesi appena trascorsi e a questa stagione di mostre, registriamo alcuni fatti che ci dovrebbero far pensare. Riprendendo la mostra londinese Bronze, un’opera italiana, Il danzatore, apriva la rassegna, sembrava il pezzo più importante per il British Museum, mentre da noi giace dimenticato in un piccolo museo calabrese. Sempre al British la mostra dedicata a Pompei ed Ercolano ha riscontrato un successo immenso.
Il bellissimo bronzo greco Il pugile a riposo, rinvenuto a Roma a fine Ottocento, ha estasiato i visitatori del Metropolitan di New York. Ed ancora, i Macchiaioli ora a Madrid dopo il grande successo parigino. Per finire 70 opere italiane esposte qui a San Paolo, da dove scrivo, riscuotono un grande interesse. Insistiamo sul contemporaneo, anche se molti ci consigliano di ritornare sulla nostra storia artistica, come a ritrovare una strada smarrita. Fra questi, da sempre, quelli  che ci vogliono bene, primo fra tutti Marc Fumaroli. Anche per i ragazzi la nostra storia dell’arte sarebbe importantissima. In biblioteca troviamo testimonianza di un bel lavoro che porta la firma di Luigi Ugolini, autore sempre citato da Antonio Faeti per il suo mirabile lavoro su Dante per i ragazzi.

Nell’immediato dopoguerra, per la casa editrice Paravia, Ugolini si dedicò al Brunelleschi, a Leonardo, a Michelangelo, a Raffaello, dopo essere passato per Dante, Petrarca, Virgilio, Frate Sole, Galileo e Goldoni. Dalle macerie ne uscimmo con una determinazione alla ricostruzione non solo delle città bombardante, ma anche della Cultura. Occorre, a mio avviso, un impegno come quello di quei giorni per la nostra Cultura, mortificata non perché le bombe siano cadute dal cielo, ma dall’incuria degli ignoranti che ci hanno governato.

Grazia Gotti