Già dal nome, Idalberto Fei, è ariostesco. Si usa la locuzione latina nomen omen per indicare come il nome sia un presagio, e qui Idalberto è naturalmente uno dei protagonisti della storia. E’ il personaggio, lo scrittore, che insegue gli intrecci dei personaggi di Messer Ludovico e li restituisce tutti insieme, al giovane lettore, accompagnati dalle illustrazioni di Rita Petruccioli.
Le nebbie dell’inverno che aprono il volume, per me che sono di Pieve di Cento, molto vicina a Ferrara, evocano davvero ciò che l’autore ricorda, e cioè il raccogliersi ad ascoltare. Anche la calura estiva, le tende, il fiume, l’isola sabbiosa fra gli alberi, sono paesaggi a me molto cari, come è cara la lingua dell’Ariosto e le sue mirabolanti avventure. Certo per una edizione per ragazzi si perdono molte cose, ad esempio sulla Luna, fra le cose perdute, i ragazzi scopriranno il senno di una moltitudine di uomini, ma non saranno resi consapevoli del giudizio di Ariosto sul tempo perso al gioco, o sull’idea che ha della fama. Elementi che nella vita di oggi si sono ingigantiti, tanto da apparire come i valori principali. Ma anche nella semplice traiettoria delle azioni, così ben narrate da Idalberto, si entra nel mondo ariostesco con semplicità, con grazia, leggerezza e gusto per il narrare. Un libro per ogni biblioteca di classe o di plesso, da leggere ad alta voce, con la voce di insegnanti preparati. Si potrebbe anche fare geografia, partendo dalla mappa che apre il volume, curato con amore da La Nuova frontiera Junior.
E ci si potrebbe soffermare sul cavallo bianco e Lampedusa. E da qui ricominciare un’altra storia, una storia di donne, uomini, alla ricerca di un Ippogrifo per sfuggire alla dura realtà.

Grazia Gotti