Arazzi di storia


All’Università mi capitò di dover fare una approfondita ricerca storica e iconografica su Giovanna D’Arco e passai alcuni mesi a leggere testi storici e letterari e a cercare immagini e raffigurazioni della Pulzella di Orléans. Dieci anni dopo, buona parte dei nomi, delle date, dei luoghi, sono ahimè scomparsi dalla mia memoria, ma non le immagini: Giovanna che prega in una scintillante armatura nera dipinta da Rubens, Giovanna che impugna il suo stendardo durante il sacre del Re Carlo VII di Ingres… Anche nel romanzo di Teresa Buongiorno Giovanna D’Arco, la ragazza dal vestito rosso, l’essenza di Giovanna è fissata in un’immagine: quella di una giovane donna dal vestito di lana scarlatta -colore non comune per l’epoca-, colta nell’atto di sfidare le convenzioni e le più importanti autorità del suo tempo con sfrontatezza, coraggio e fede. Numerosi saranno i panni che Giovanna vestirà l’uno dopo l’altro, lungo le pagine del romanzo che ne racconta la vita e la leggenda: l’armatura dell’indomita paladina del trono di Francia; i pregiati mantelli indossati in occasione della regia consacrazione del Delfino di Francia, e del proprio trionfo militare; i vestiti inzuppati di olio e zolfo con i quali le autorità ecclesiastiche la condurranno al rogo come eretica; il mantello monacale sotto il quale si nasconderà per sfuggire alla condanna; i panni maschili di Claude de Armoises, dentro i quali, scampata alle fiamme, inizierà una seconda vita, vera o leggendaria che sia. Teresa Buongiorno, appassionata medievalista (ha dedicato alla storia della Francia medievale anche Il ragazzo che fu Carlo Magno e Il vento soffia nella foresta) e romanziera rigorosa, non semplifica la Storia della Guerra dei Cent’Anni ad uso dei suoi giovani lettori. Piuttosto organizza in un tessuto narrativo che procede per importanti episodi, come una sacra rappresentazione dell’epoca, fitta di riferimenti a luoghi, oggetti e personaggi realmente esistiti, che chi legge imparerà a riconoscere soltanto un poco alla volta, e attraverso i quali potrà assaporare il fascino un po’ oscuro di un mondo medievale abitato da Uomini Arsi, cavalieri che si trasformano in Barbablù, ampolla colme d’olio miracoloso… Come la stessa autrice scrive, le parole tessono “il grande arazzo di una leggenda antica”: il lettore potrà coglierne il disegno complessivo osservandolo un po’ da lontano, quand’anche non riesca a distinguerne tutti i dettagli. Ma dietro la tela, il mistero che circonda la Pulzella di Francia rimane intatto, come insondabile sarà sempre l’animo della giovane donna che sfidò la morte sorretta da una visione:

Tutti parlano con Dio, anche coloro che non se ne rendono conto, in un modo segreto e misterioso, che risente dei tempi, della cultura, delle mappe mentali e delle immagini che servono di riferimento. Non conta la forma, ma la sostanza.
Virginia Stefanini