Ho trascorso l ‘estate fra cose antiche. Ho completato la lettura di Laura Orvieto, La nascita di Roma e La forza di Roma, ed ho intrapreso un nuovo percorso che mi ha portato verso l’archeologia. Mi sento sempre una principiante, e se da un lato la cosa mi piace e mi sollecita nuovi pensieri, dall’altro mi lascia quel senso di frustrazione derivato dal lambire nuove terre senza immergersi e abbandonarsi totalmente alla nuova esperienza. Ad ogni modo, contentiamoci.
Vorrei essere a Mantova ad ascoltare l’autore Stephen Greenblatt che ha ricostruito la vicenda del nostro Poggio Bracciolini e il ritrovamento di Lucrezio. Bracciolini, oltre che scrivere storie comiche, ricercava l’antico in giro per monasteri e animato da  passione antiquaria, come altri fiorentini illustri, andava a Roma a scavare. Ieri, mettendo le mani fra le mie anticaglie, ho ritrovato un libro per bambini pubblicato dal Getty Museum. Contiene le due famose lettere di Plinio il Giovane indirizzate a Tacito, nelle quali l’autore ricorda i tristi fatti del 25 agosto, quando il Vesuvio si sveglió e lo zio Plinio morí. Il libro é corredato dalle incisioni su legno del grande Barry Moser.
Quando ho visitato il Getty a Malibu, ho peccato anch’io di quel sentimento anti-americano che tende a giudicare la cultura del Mondo Nuovo (americanata) dall’alto della Vecchia Europa.
Oggi chiedo scusa della mia supponenza,  ringrazio per questo bel libro, e per la storia di Poggio  Bracciolini e il De Rerum Natura. Noi italiani non leggiamo piú i nostri autori classici (Facezie era un grande libro Garzanti), pretendiamo che il Getty ci restituisca i tesori che prima gli abbiamo venduto, non sappiano piú raccontare al mondo la nostra storia. Gli altri non dormono: il 15 settembre inaugura a Londra la grande mostra “Bronze” e l’opera piú reclamizzata é il nostro danzatore, quello di Mazara del Vallo. Vorrei che gli esperti che sanno calcolare i costi della corruzione si esercitassero a quantificare quelli dell’ignoranza e della non cultura.
Grazia Gotti